Il Monte Piana costituisce una delle mete più attraenti di tutte
le Dolomiti, non solo per un panorama di indicibile bellezza a 360 gradi
ma anche come luogo sacro della memoria, uno straordinario museo
all’aperto sulla Grande Guerra.

La storia del Monte Piana si perde nella notte dei tempi: il nome Monteplana compare tra i beni attribuiti al monastero di San Candido dall’imperatore Ottone II in un diploma datato attorno all’anno

Nello stesso si fa riferimento a un più antico documento del 788, in cui se ne attesta la
donazione da parte del duca bavarese Tassilone III alla badia di San Candido. Nel corso dei secoli questo tozzo scoglio roccioso, la cui cima è costituita da due ampi tavolati a balze prative, fu percorsa esclusivamente da cacciatori e pastori: i primi interessati alla
ricca selvaggina che popolava i fianchi impervi della montagna e i secondi dediti a portare le loro greggi a pascolare su un

largo e ben circoscritto altopiano.
Considerato insignificante dal punto di vista alpinistico, il Monte Piana si assicurò fama e
considerazione quale splendida cima panoramica, uno dei più rinomati belvedere delle Dolomiti Orientali, un ampio e ondulato ripiano erboso la cui uniformità appare spezzata qua e là da cespugli sparsi di mughi.

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