Si cammina anche nei grandi agglomerati urbani, e persino nelle megalopoli. E non certo da oggi.
Ma ci sono tanti modi diversi per addentrarsi nelle giungle di asfalto e cemento, e motivi d’interesse variegati e spesso contrastanti. Proviamo a indagarli.

Anche se, nell’immaginario comune, il camminatore si muove tra boschi, campagne e vallate, l’ambiente più frequentato nel camminare è probabilmente la città. E non vi rientrano solo spostamenti di lavoro, ma anche camminate più tipicamente sportive.
Vuoi perché i percorsi di campagna sono a volte difficili da raggiungere, o perché non appaiono particolarmente attraenti, ma è anche possibile che piaccia camminare in città.
Importante da sempre come sede di scambi di ogni tipo, la città ha acquistato nei secoli – e soprattutto nell’800 – una forte valenza simbolica: essa esercita un’attrazione strana, in qualche modo contraddittoria.
La nozione di spleen esemplifica assai bene tutto questo: spleen è un misto, non privo di fascino, di inquietudine e malinconia, sullo sfondo un disagio esistenziale che non viene tuttavia vissuto energicamente, cercando di uscirne, ma piuttosto accettato passivamente, come condizione cui non è possibile sottrarsi.

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