Nel variegato mondo delle scarpe da ginnastica per i non sportivi, ma forse anche per glo sportivi, regna un po’ di confusione. Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza

Esistono delle similitudini tra una scarpa per correre e una per camminare. Le prime, però, a partire dagli anni ’90 sono state declinate in una serie di sottocategorie, nate per offrire adattabilità a persone con ritmi, pesi e meccaniche di movimento differenti. Sono così nate quattro categorie per indicare le scarpe superleggere (sotto i 200 g nella taglia di riferimento), quelle intermedie (tra i 200 e il 260 g), le ammortizzate (oltre i 260 g) e le stabili (oltre i 280 g). Di recente, le ultime due categorie si sono ulteriormente diversificate in direzione di modelli massimalisti: quelli con le intersuole alte e gonfie come dei “gommoni”, la prima; meno invasive dal punto di vista della stabilità, per contenere l’eccessiva pronazione dei piedi quando questi sono a tutto contatto con il suolo, la seconda.

I puristi del cammino ritengono le scarpe massimaliste poco adatte al cammino su superfici cittadine, siano esse asfalto o facili sterrati. Fanno perdere – dicono – gran parte dell’efficienza del gesto e della capacità propriocettiva dei piedi, che permette di imprimere una certa forza sul terreno per sviluppare una maggior velocità di progressione.

Queste calzature nascevano per offrire il massimo della protezione nelle corse su terreni dissestati, tipici della montagna, e in particolar modo per affrontare le discese con una buona protezione del comparto del ginocchio. Al di là delle sensibilità personali, però, nella pratica del cammino le forze che si scaricano a terra sono decisamente più dolci rispetto alla corsa, e quindi si può ragionevolmente rinunciare a questo tipo di scarpa che, indossata, dà una sensazione di morbidezza, gommosità e comfort senza uguali, ma per contro presenta una durabilità (vita media, n.d.A.) molto più breve rispetto ai modelli tradizionali. E ciò a causa delle naturali deformazioni che i materiali delle intersuole subiscono, proprio perché particolarmente morbidi.

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