Non sono quelli del tempo antico, vestiti con un saio consunto e muniti del caratteristico bastone, ma i credenti che, in decenni assai più recenti, si recavano ai santuari, magari nel giorno in cui cadeva la festa del Santo posto a protezione del luogo. Fino agli anni ’40 i pellegrini arrivavano al paese sottostante il santuario per lo più a piedi, sia dividualmente sia per gruppi famigliari o vicinali. Ma c’erano anche altri pellegrinaggi, assai più tristi, avversati e condannati condanna da parte della Chiesa, che riguardavano i bimbi morti prima di ricevere il Battesimo…

Un vestito dimesso, una lunga barba, il caratteristico bastone, il passo misurato dell’eterno camminatore: questa, nei millenni, la figura tradizionale del pellegrino. Una figura, insieme, umile e solenne, che dedicava una parte significativa della propria traiettoria di vita a un viaggio verso Luoghi santi, affrontando disagi di ogni genere, pericoli anche mortali, e finendo a volte per non trovare più
(o non accettare più), al ritorno, il modo di vita precedente. Le fonti storiche disponibili riguardano, per lo più, figure di classe sociale media, o elevata, ma indubbiamente non mancavano, nell’esercito di pellegrini che si muovevano per l’Europa, soggetti appartenenti alle classi “basse”. Per tutti, comunque, la scelta del pellegrinaggio poteva rispondere, oltre che a bisogni religiosi, a bisogni molto personali, quali quello di “vedere il mondo”, di sottrarsi a una situazione famigliare o sociale ritenuta non sopportabile, e così via.

Tutto questo è scomparso da tempo. Il pellegrinaggio odierno si svolge, o attraverso viaggi collettivi organizzati, o, individualmente, sull’arco di uno-due giorni, a una mèta ovviamente assai vicina. È appunto di questi pellegrini-di-un-giorno che tratta il nostro racconto: un’esperienza assai diffusa, presente in innumerevoli valli della nostra penisola, e non solo.
Per questo, non importa dare un nome alla valle di cui parliamo, e nemmeno al Santo il cui santuario sovrastava la valle.

Il grosso di questi pellegrinaggi avveniva nella bella stagione, e soprattutto nel mese di settembre, in cui cadeva la festa del Santo. Fino agli anni ’40 i pellegrini arrivavano al paese sottostante il santuario per lo più a piedi, sia individualmente sia per gruppi famigliari o vicinali. Già in quegli anni, tuttavia, moltissimi prendevano la corriera, e l’affollamento era tale che parecchi non trovavano posto che sul tetto, “protetto” ai bordi solo da una bassissima ringhierina
(i bambini del paese, assiepati per assistere all’arrivo della corriera – che era la maggiore novità della giornata – avrebbero tutti desiderato viaggiare così).

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