Da una sorta di fitwalking ante litteram alla marcia atletica, per ritornare al fitwalking. È stata questa l’evoluzione del cammino in campo sportivo, a partire perlomeno dal XVI, e ancora prima secolo (lo abbiamo visto nel numero scorso di “Camminare”), sino ad oggi. Una parabola evolutiva, e poi discendente, legata anche, e soprattutto, ai costumi, ai progressi della tecnica e della tecnologica.
La marcia è stata molto popolare quando era abitudine e necessità comune muoversi a piedi anche nella vita di ogni giorno.
La si è capita e praticata meno con l’avvento dei mezzi di locomozione meccanici: biciclette, motociclette, automobili. Si è ridotta praticamente a sola disciplina agonistica
di livello professionistico, o quasi, a partire dagli anni ’60 e ’70 del secolo passato.


E poi la si è riscoperta in questi ultimi tempi, sotto l’aspetto sportivo, con il fitwalking o con altre forme di cammino, grazie alla guerra contro il sedentarismo che ha fatto comprendere a tutti la necessità di muoversi con le proprie gambe
per la salute e il benessere.
Come per tutti gli sport, e in special modo per le discipline atletiche, anche la marcia deriva dalla regolamentazione di un gesto della vita comune dell’uomo,
il cammino, il movimento più naturale della specie umana, che è stato elevati prima al rango sportivo e poi agonistico.

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