Siamo nel XVI secolo quando si riscontrano i primi segnali di gare di marcia o, meglio, di lunghe sfide spesso solitarie di cammino. In quell’epoca emergono personaggi leggendari, capaci di imprese non comuni per la normale popolazione, che pure era abituata a spostarsi a piedi. Siamo ancora lontani dalla codificazione delle discipline sportive; eppure, quelle sfide, nelle cui fatiche e difficoltà si immedesimava facilmente una popolazione che conosceva il significato del camminare velocemente per ore e ore, accendevano l’entusiasmo e creavano dei veri e propri divi. Sappiamo ad esempio che l’irlandese Lenghman nel 1853 fu capace di percorrere 240 chilometri per raggiungere Londra in 48 ore.


Sfide di quel genere si imposero a quell’epoca in tutta la Gran Bretagna, e poi anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Nella Russia degli zar, nel 1700, si guadagnò una popolarità sensazionale un tal Vronov, capace di percorrere, dall’alba al tramonto, distanze superiori anche ai 100 chilometri, e che nel 1809 riuscì a coprire il percorso da Mosca a Smolensk (380 chilometri), anche ser non si conosce il tempo impiegato.
Tutto questo fermento, come di diceva, prese piede soprattutto nel Regno Unito, generando un’immensa attenzione nei confronti delle imprese a piedi su lunghe distanze. Si sa che i britannici hanno sempre avuto una particolare passione per le scommesse, e proprio su queste si basavano le manifestazioni di cui stiamo parlando. Si arriverà a livelli organizzativi quasi professionistici con camminatori organizzati in squadre spesso sponsorizzate da nobili e aristocratici che, nella maggior parte dei casi, non erano animati da puro spirito sportivo, ma consideravano le manifestazioni come un investimento attraverso il quale alimentare le scommesse sulle sfide lanciate dai vari campioni e lucrare più degli stessi protagonisti.


Nacquero così i famosissimi footmen, capaci di percorrere distanze lunghissime, scommettendo a volte sulla semplice riuscita……

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