Per puro caso mi ritrovo tra le mani il libro I fratelli Damilano. Nati per vincere, scritto dal giornalista Giorgio Barberis per Fusta Editore e con un briciolo di scetticismo – non ho mai seguito con molta attenzione la Marcia e l’atletica in generale – inizio a sfogliarlo prima e a leggerlo dopo. Pagina dopo pagina, scopro la storia di una famiglia legata indissolubilmente a quello sport, con due atleti, Maurizio e Giorgio, e con un allenatore, Sandro.
Senza quasi accorgermene, ripercorro la loro vita, fatta di passione, sacrifici, allenamenti e, non proprio da ultimo, da successi, talmente tanti da rendere Sandro uno degli allenatori più vincenti di sempre. Così – proprio come dice l’autore, «in un mondo che tende a dimenticare molto in fretta non soltanto le cose brutte ma anche quelle belle» – quando mi si è presentata l’occasione per conversare con Sandro Damilano, l’ho colta al volo, consapevole che un personaggio del suo calibro, avesse sicuramente qualcosa da raccontare.

Non le chiedo, come spesso faccio, di presentarsi: Sandro Damilano è personaggio noto e ammirato.
Le chiedo però: quali sono le grandi passioni che hanno mosso
la sua vita?

Avevamo la fortuna di avere a Scarnafigi, il piccolo Comune in cui sono nato, il castello con il parco. Al loro interno, noi ragazzi, abbiamo avuto la possibilità di provare tutti gli sport. Ricordo che praticammo anche il golf, con alcune mazze di legno e il tennis, con racchette anch’esse in legno. Lo sport è, a tutti gli effetti, la vera passione della mia vita. Non ho avuto altri grandi interessi anche se ora, che comincio a essere vecchio, mi sono appassionato alla lettura.

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