Dice un amico navigato e di buon gusto che sexy si è per un’incisiva presenza discreta e inafferrabile. Tale è la roggia Serio Grande: ora scomparendo alla vista ora manifestandosi all’improvviso, scorre morbida e generosa dal fiume Serio, da cui prende il nome, verso il Brembo dove si perde in modo felpato. Quando si sottrae allo sguardo, la si sente fluire in attesa di poterla nuovamente incontrare. È facendosi molto desiderare che questo canale, chiamato dai bergamaschi anche Seriöla, si muove per più di 20 chilometri attraversando nella Bergamasca – lungo un asse nord-est / sud-ovest – Albino, Nembro, Alzano, Ranica, Torre Boldone, Bergamo, Treviolo e Curno.

La derivazione fluviale fu tracciata a partire dalla fine del XII secolo, quando il Barbarossa dovette concedere ai Comuni della Lega lombarda i diritti di sfruttare liberamente le acque. Fu la benedizione di Bergamo. Infatti, i tre corsi d’acqua cittadini, il Morla il Tremana e il Quisa, avevano carattere torrentizio e portata inaffidabile, mentre ci voleva un flusso regolato e sempre sfruttabile per irrigare campi, muovere mulini, magli, filatoi, abbeverare bestiame, alimentare lavatoi. Altri fiumi, fra cui l’Adda l’Oglio e il Brembo, avevano alvei troppo profondi, contrariamente al Serio che correva in un letto più largo ed elevato.


La roggia seriana quindi, dopo aver lasciato Albino e percorso per un buon tratto la bassa valle omonima, lambiva Bergamo passando per i corpi santi, cioè quelle aree rurali periferiche ma strettamente integrate con la città da cui giungevano i beni primari. Poi, tirava dritto verso le campagne a ovest. Dispensando le sue acque,
il canale fece fertile la sabbiosa terra orobica.

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