Apparizione è un concetto attualmente “in sofferenza”. Infatti, a parte riserve di natura “laica”, molti, anche credenti, si sentono disturbati dagli aspetti turistico-commerciali che vengono ad accompagnarsi a certe apparizioni diventate famose, da Lourdes a Fatima a Medjugorje. Il fenomeno, tuttavia, non è certo una novità dei nostri tempi, ed era presente anche nell’antichità classica: a Eleusi (per esempio), dove si era manifestata la dea Demetra, era sorto un celebre santuario, mèta fiorente di numerosi pellegrinaggi.
Ma non solo in Occidente: il fenomeno delle apparizioni, nella storia dell’umanità, sembra universale. Secondo un grande studioso di fine ’800, Hermann Usener, alle origini di ogni esperienza del soprannaturale vi sarebbero delle apparizioni – apparizioni di quelle che Usener chiamava “divinità momentanee”.

Divinità di questo tipo – ciascuna “fattasi avanti” attraverso un’apparizione – affollavano il paesaggio umano: «Tutto quello che nella natura circostante è entrato nel raggio visivo del popolo» generalizzava Usener, «è stato elevato al rango di una rappresentazione divina e pensato in modo personale”»
Se la guardiamo in riferimento al soggetto coinvolto, l’apparizione rappresenta indubbiamente, dal punto di vista cognitivo ed emozionale, qualcosa di più della semplice percezione. Il suo oggetto, infatti, non è semplicemente qualcosa che “si vede” – è piuttosto qualcosa che colpisce, che persuade per il suo carattere di “verità” – e, soprattutto, che lascia intravedere un altro piano, un altro livello della vita, diverso da quello quotidiano.

Un livello che appare importante al soggetto, perché risponde a suoi bisogni (l’apparizione è sempre un fatto personale), e gli dà ispirazione.
Questa precisazione è importante. Essa lascia infatti capire che non esistono solo apparizioni “religiose”, e che anzi il legame col religioso può, in un’apparizione, mancare del tutto. L’essenza di un’apparizione non consiste infatti nel suo colore, ma nello “scatto interiore” che con essa si determina: qualcosa, ripetiamo, che porta all’emergere, agli occhi del soggetto, di un altro livello di realtà (“religiosa” o meno). Ed è significativo che anche Usener la intendesse così, fino ad ampliare enormemente, in senso “laico”, il repertorio di Ciò-che-appare: «Ogni qualsivoglia concetto, un oggetto a scelta, che per un attimo domini tutti i pensieri, può senz’altro essere elevato al rango di divinità: intelletto e ragione, ricchezza, il caso, l’attimo decisivo, il vino, la gioia del banchetto, del corpo di un amante…».

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