Nell’aprile del 1813 George Wilson fu messo in prigione per debiti. I suoi debiti ammontavano a 20 sterline, una somma non piccola, se si considera che il salario annuale di un operaio delle manifatture si aggirava sulle 50 sterline. George aveva quasi cinquant’anni (era nato a Newcastle nel 1766), un’età abbastanza avanzata tenuto conto delle condizioni di vita e di alimentazione (oltreché del sistema sanitario) di allora. Era passato, sempre senza molto successo, attraverso varie occupazioni, da apprendista ciabattino a gestore di un’agenzia privata di pegni, da venditore ambulante di libri fino a collettore di imposte. Lavori, questi ultimi, che lo portavano a percorrere abbastanza regolarmente oltre 40 miglia (ca. 65 km) al giorno; peraltro – dice una fonte – sempre per lavoro, sei volte all’anno George si recava a Londra a piedi (522 miglia, ca. 800 km tra andata e ritorno).
Chiuso in prigione, George cercò di far fruttare questo lungo allenamento. Dichiarò a compagni e secondini che era disposto a scommettere che avrebbe percorso 50 miglia in 12 ore. Il percorso, ovviamente, doveva essere dentro il carcere: venne accuratamente misurato il perimetro interno del muro di cinta, e risultò che George, in 12 ore, avrebbe dovuto percorrerlo 2575 volte. Occorre subito dire che “gare” di questo genere, su distanze solitamente inferiori, non erano una novità: gli organizzatori erano pubs e osterie, che contavano evidentemente sui ricavi per scommesse e consumo di alcoolici. È quasi incredibile, tuttavia, che tutto questo abbia potuto avvenire in un carcere:

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