Che piccolo oggetto è l’orologio. Sembra così innocuo e insignificante. Spesso pensiamo che sia utile, e in effetti è fondamentale per la nostra routine: per rispettarla. La routine però è ciò che distrugge la nostra mente e la nostra vita, che mina costantemente la nostra felicità.

Lo strumento della routine è al nostro polso; metaforicamente, perché ormai è il cellulare ad essere diventato il nostro orologio, che è ancor peggio. Siamo talmente dipendenti dall’ora che non possiamo più fare a ameno di conoscerla, di chiederla costantemente… Una vita frenetica, incatenata al tempo.

Tanti anni fa una persona che “vedeva lontano”, una professoressa della mia università, a lezione ci raccontava che lo sport è deleterio e distruttivo se viene collegato all’agonismo: troppo legato ai tempi da rispettare, a programmi allenanti imbrigliati alla routine, incasellati nel secondo, nel minuto, nel giorno, nell’ora… Una complicazione che conduce la psiche allo stress. L’agonismo, con i suoi tempi di gara, l’atleta che arriva primo con un certo cronometraggio, quello che arriva poco dopo, l’ultimo… la classifica forgiata in base a tempi rigidi, che crea quella scaletta inflessibile misurando la “bravura” delle persone, che avvalora i primi e scredita gli ultimi.

Ma se poi chi è stato primo, con un tempo davvero ottimo, in un’altra gara magari si piazza al decimo posto, ecco che ci si affaccia a un baratro che fin troppo spesso conduce alla rinuncia di una passione vera e genuina. Che futile motivo per abbandonare una cosa che ci piace…

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