«Ci incamminiamo sul sentiero nel buio fitto di una notte senza luna (…). L’idea iniziale era quella di una gita tranquilla, una sorta di pellegrinaggio sui passi della mia alpinista d’Ottocento, Alessandra Re Boarelli, e della sua damigella, la giovanissima Cecilia Filia, appena quattordicenne. Niente di meglio di una perlustrazione lenta per assaporare i passaggi e cogliere lo spirito dei luoghi, nella convinzione che le sensazioni possano essere le stesse, le mie e quelle provate da Alessandra e Cecilia oltre un secolo e mezzo fa.» 

È un passo di Nina devi tornare al viso, il libro di Linda Cottino, edito da Fusta Editore nel marzo del 2020. Mi sorprendo a pensare come possa, un’ascesa alla cima del Monviso, essere compiuta con lentezza e con la voglia di assaporare. Ho sempre immaginato che gli alpinisti fossero persone bramose di raggiungere la vetta, interessate ad arrivare, magari nel minor tempo possibile, e poco attratte da tutto il resto. Probabilmente, però, i miei sono preconcetti.

Linda, si dice che chi punta alla cima di una montagna sia poco attento sia interessata solo alla meta finale e presti poca attenzione a tutto ciò che incontra sulla sua strada e intorno a sé. C’è qualcosa di vero in questo o si tratta di un’affermazione poco veritiera?

C’è qualcosa di vero, è evidente. D’altra parte, durante una scalata ogni passaggio richiede un’estrema attenzione. Sei tutto lì, con la testa e con il fisico, concentrato sul momento. Lo stesso avviene quando cammini in alta montagna, perché l’attenzione al terreno è fondamentale, in particolare sul Monviso, dove la salita richiede impegno e non può certo essere paragonata ad una passeggiata nel bosco. E quindi credo che chiunque intraprenda un’ascensione di qualunque tipo si senta parte del terreno che attraversa. Nel mio caso specifico, in vista della scrittura del libro, dopo la prima escursione notturna, sono tornata altre volte perché sentivo la necessità di fissarmi nella testa i passaggi, le sensazioni possibili, l’atmosfera, il bosco prima e le rocce dopo. C’era un’attenzione mirata a “sentire” più possibile il posto che attraversavo.

Per concludere, direi che in linea generale la tua affermazione è vera; ciò non toglie però che spesso ci si possa fermare per guardarsi attorno. Diventa interessante questo passaggio che dal dettaglio ti porta a concentrati su quello che ti circonda. Una specie di respiro che dal piccolo si sposta verso il grande riempiendoti di sensazioni piacevoli.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI ORESTE VERRINI SU CAMMINARE 85 DISPONIBILE IN E-BOOK O CARTACEO DIRETTAMENTE A CASA VOSTRA.

1 1 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments