Tutti noi sappiamo cosa significa trovarsi di fronte allo spazio, e le emozioni che si provano davanti a una distesa di montagne, al mare alto, a un cielo stellato. Ma conosciamo anche le emozioni, seppure molto diverse dalle precedenti, che ci vengono dal trovarci in certi piccoli luoghi: stanze (o angoli di stanze) che ci sono care; oppure cantucci di terra, cui periodicamente ritorniamo; alberi, massi, muri di sostegno, balme, e così via. O anche luoghi incontrati la prima volta nel camminare, versi i quali proviamo un inspiegabile, minuscolo attaccamento. 

Naturalmente, le emozioni date dal luogo sono diverse da quelle date dallo spazio. Queste sembrano abbastanza simili da una persona all’altra, e quindi più facilmente definibili: vi è anzitutto il senso della nostra piccolezza, poi un fondo di riverenza per l’entità grande che ci sta davanti, e infine una qualche gratificazione per quel privilegio di cui in quel momento godiamo.

Ben diverse invece le emozioni date da un luogo. Intanto, a differenza che verso lo spazio, verso il luogo c’è affetto, c’è familiarità: un senso di compimento e di pienezza che ci fa sentire quasi “alla pari” col luogo stesso. E, insieme, la persuasione che tutto questo riguardi solo noi, sia solo nostro, risponda a bisogni nostri. Per questo, a differenza di quanto avviene per le emozioni dello spazio, le emozioni del luogo non sono facilmente comunicabili.

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