Il campanile della chiesa parrocchiale di Monteacuto Vallese

Intorno alla piccola frazione di San Benedetto Val di Sambro, dal marzo 2017 è attivo un interessante tracciato pedonale ad anello che tocca i luoghi in cui si svolgono le vicende
narrate in “Miriam l’ebrea”, il noto libro autobiografico di Giornando “Nando” Barbari,
ambientato negli anni ’30 e ’40 del Novecento.

Sono stati necessari mesi di lavoro, per selezionare i luoghi, riaprire antichi sentieri, verificarne
la percorribilità, la sicurezza e l’accessibilità.
Poi, dal 19 marzo 2017, l’anello di Monteacuto Vallese è diventato una proposta della sezione bolognese del Club alpino

Il percorso ad anello
Sviluppo: 13,800 km;
Dislivello: 790 m in salita e in discesa
Tempo di percorrenza: 5-6 ore
Accesso a Monteacuto Vallese.
Con treno e bus: dalla stazione di
San Benedetto Val di Sambro – Castiglione dei Pepoli (linea Bologna – Prato – Firenze) e poi con la linea
del bus 856 Tper. In auto: A1, uscita Rioveggio; si continua poi lungo
la sp 325 in direzione di Castiglione dei Pepoli. Percorso un chilometro, s’imbocca la strada comunale per Montorio – Monteacuto Vallese
Punti d’accoglienza: Agriturismo Castagneti, via Ca’ dei Sospiri 56, San Benedetto Val di Sambro,
cell. 347.1518819. B&B La Chiave, via Le Macchie 5, San Benedetto
Val di Sambro, cell. 351.5999429

Un po’ di storia
Il territorio intorno a Monteacuto Vallese, le valli del Setta, del Sambro e dell’Idice, furono occupate da popolazioni celtiche già prima della conquista romana e in seguito sottoposte, con la disgregazione della struttura statuale romana, al passaggio di eserciti che ne saccheggiavano e depredavano le risorse. Impoverito ulteriormente nel corso dei vent’anni della guerra greco-gotica, fu conteso da bizantini e longobardi che qui stabilirono il loro confine prima della conquista longobarda di Bologna (727 d.C.).
Solo a partire dal secolo XI, la zona conobbe un periodo di relativa stabilità, con l’affermazione del sistema feudale ed entrando a far parte delle terre feudo di Matilde di Canossa. Con la frammentazione succeduta alla morte della contessa, vaste aree di confine tra Emilia e Toscana furono assorbite dalle famiglie longobarde degli Stagnesi ed entrarono nel feudo degli Alberti, conti di Prato, una potente famiglia comitale che aveva acquisito terre e possedimenti nel Mugello, nella Val Bisenzio e nell’Appennino bolognese in seguito al matrimonio (1113) del capostipite Tancredi con Cecilia, la vedova del conte Ugolino III dei Cadolingi.
Successive investiture sia imperiali (Federico Barbarossa nel 1164; Ottone IV nel 1209) sia papali (Onorio III nel 1220) rafforzarono questo potere che dovette confrontarsi con l’espansione del Comune di Bologna fuori dalle mura cittadine, al fine di sottoporre alla propria giurisdizione le terre del contado, controllare le vie di transito verso la Toscana e ampliare i mercati sottraendoli ai pedaggi feudali. Se con Bologna non si arrivò mai allo scontro diretto, con il Comune di Firenze i rapporti furono anche militari e portarono a un declino della famiglia degli Alberti, al punto da costringerla a vendere il feudo di Vernio ai conti Bardi (1328) e quello di Castiglione ai Pepoli (1340) e a estinguersi nel ramo principale alla fine del secolo XIV, dopo essersi sottomessa al Comune di Firenze e aver ceduto tutti i suoi possessi.
La contea di Piano, da cui dipendeva anche Monteacuto Vallese, era il centro del potere lungo la Valle del Setta e fu ceduta, insieme al Palazzo comitale, alla Chiesa di Bologna. Nel 1393 quest’ultima la donò al conte Pietro de’ Bianchi, che la usò come residenza della famiglia e come sede del commissario e del governatore. Qui, nel 1434, furono accolti i Medici durante l’esilio da Firenze e successivamente trovò ospitalità il cardinale Lambertini, che poi salì al soglio pontificio con il nome di Papa Benedetto XIV (1740-1758). Con l’arrivo di Napoleone in Italia, tutti i feudi e i loro beni vennero confiscati, passarono al demanio o furono venduti. Piano (divenuto Pian del Voglio nel 1862) rimase capoluogo fino al 1871 quando gli uffici furono trasferiti in un edificio della località che, nel 1924, divenne il Comune di San Benedetto Val di Sambro.

Estratto dall’articolo di Vito Paticchia su Camminare n. 83. Leggi l’articolo completo

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