In questo momento in cui ognuno dei noi si sta nuovamente adattando ad una nuova libertà ci piace pubblicare questo racconto inviatoci da FRANCA DESILVESTRO, una nostra lettrice, con cui condividiamo la passione del cammino insieme a quella della bella scrittura.

Si esce!

Dopo il periodo in cui era d’obbligo stare in casa e quindi approfittarne per “so-stare” con me stessa ora riprendo la sana abitudine dei 10 e più km giornalieri.

Negli anni queste passeggiate mi hanno dato innumerevoli benefici. Il primo è stato senza dubbio fisico ma, non è di certo al secondo posto, il benessere emotivo.

In periodi difficili camminare lungo l’Adige ho trovato ispirazione per nuove opportunità; in momenti dolorosi camminare nei boschi del Bondone mi ha dato modo per liberare le lacrime; in altre occasioni l’andare per rifugi mi ha confermato quanto sia meravigliosa madre Natura.

Accanto a queste esperienze si sono aggiunti “gli incontri”, uno, due, tre … durante i quali le persone poste sul mio cammino hanno contribuito a far emergere emozioni dimenticate o esperienze nuove che ho raccolto in brevi racconti cuciti sulla trama semplice di un testo che presenta storie di umanità.

Mi ricordo la volta in cui stavo rientrando da una camminata fatta nei dintorni della città. I due paesi di Povo e Villazzano li avevo percorsi nei vicoli stretti delle case storiche. Costruzioni imponenti con muri grossi e sassosi dalle cui finestre, a livello strada, usciva l’odore di stalle ormai vuote e abbandonate.

Nella discesa verso la città ho intrapreso il percorso ciottoloso e ripido che dall’università di Mesiano porta verso il centro. Ed eccomi in prossimità del Duomo. Vedo la bancarella dei libri e incuriosita mi fermo. Con il venditore scambio due parole che ben presto si trasformano in un incredibile incontro con una persona che per lavoro, ma anche per disponibilità, mi apre “il libro dei suoi incontri” e uno di questi racconta di un giovane francese.

Un giorno è arrivato un giovane francese sui 25 anni, bello, proprio bello un tipo alla Jim Morrison”, mi racconta Arturo proprietario di questo negozio senza pareti.

Ho subito visto che i piedi erano scalzi, prosegue, e questo mi ha colpito tantissimo perché non riuscivo a capire se era per povertà o per quale tipo di strana scelta. “Fammi vedere i tuoi piedi”! È stata la domanda quasi impulsiva che Arturo fece al giovane. E poi prosegue il racconto.

Senza timore ho preso in mano i suoi piedi freddi e incalliti dai troppi chilometri percorsi … senza nessuna protezione.

Sai, aggiunge, non mi capacitavo di questa scelta, faticavo a comprendere il suo bisogno di aderire alla strada. Ho così deciso di andare nel negozio più vicino ed acquistare un bel paio di scarpe poi da casa ho portato una maglia, una giacca, un berretto giallo.

Mi sembrava di vedere un figlio smarrito, ho avuto il desiderio di fargli sentire il calore di un’amicizia. Mi sono fatto mille domande: quale sarà la sua storia? Da cosa sarà fuggito? Dove andrà?

Dopo un paio di giorni l’ho visto di nuovo e gli ho fatto vedere cosa avevo preparato per lui. Sai me lo ricordo ancora il suo sorriso, conclude Arturo, che di fronte alle mie premure ha scelto, non ha preso tutto. Ci siamo salutati e l’ho visto andare via solo con il mio berretto giallo.

Con Arturo ci salutiamo e facciamo una specie di accordo che ci ha in un certo senso legati. Al rientro dalle mie camminate passo per un saluto e per ascoltare altre storie da raccontare.

Il torrente Avisio

Racconto di FRANCA DESILVESTRO

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