Direttore rivista Camminare Roberto Mantovani

Un piccolo, modesto viatico per queste settimane di smarrimento, e qualche riflessione maturata nei giorni dell’emergenza per il coronavirus. E poi un invito a cambiare, a impostare in maniera nuova la nostra vita, come suggerisce poco più in là Maurizio Damilano, uno dei fondatori di Camminare

È arrivato un tempo che nessuno di noi si augurava di conoscere. Qualcuno può forse averlo immaginato studiando i libri degli storiografi dell’antichità classica, scorrendo le cronache degli scrittori medievali, soffermandosi sulle pagine dei Promessi Sposi, oppure divorando le pagine più avvincenti del romanzo del franco-algerino Albert Camus, pubblicato in prima edizione nel 1947 e inarrivabile nel racconto dei giorni della peste a Orano (per i giovani liceali della mia generazione quel libro era un must). Eppure, nel momento in cui ci s’immerge nell’atmosfera dei contagi, l’impressone che se ne ricava è che quasi tutte le narrazioni in cui siamo incappati abbiano pagato il loro debito all’esercitazione letteraria, più che alla realtà. Ma forse è colpa nostra, che le abbiamo lette senza il necessario coinvolgimento. Un po’ come quando si studiano le grandi battaglie e i massacri degli eserciti, mentre si sta seduti in poltrona e, a due passi, fuori dalla finestra, la vita continua a scorrere nella sua dimensione più rassicurante.
Qualche lettore, in queste settimane, avrà provato un po’ di frustrazione per non riuscire a camminare in libertà. Chi è abituato alla lettura si sarà trovato di fronte opportunità prima del tutto sconosciute. Altri, mentre scriviamo, saranno intenti a dar sfogo alle loro inclinazioni cinefile. E tutti – ma proprio tutti – avranno preso la loro sbornia giornaliera di informazioni. In maniera critica chi sa destreggiarsi nella marea delle notizie con il metodo giusto; sorbendosi abbondanti dosi di fake news quelli che invece credono che i social siano depositari di ogni verità rivelata.
Qua e là, nei giorni passati, in diverse città della Penisola, hanno anche cominciato a serpeggiare timori e paure poco controllabili. E, d’improvviso, in pieno terzo millennio, ci siamo ritrovati testimoni del riaffiorare di pulsioni ataviche. Di comportamenti che sfociano inevitabilmente nella rabbia e che ci fanno vedere negli altri dei possibili “untori”. Proprio come avveniva nella Milano manzoniana del Seicento.
Ma è arrivato il momento di darsi uno scrollone e di uscire dalla paranoia. Adesso è ora di cambiare marcia, di far scendere in campo la ragione. Provate a leggere l’articolo di Maurizio Damilano, l’ultimo che in questi giorni abbiamo impaginato. È una lezione. Damilano non sparge ottimismo a vanvera: scrivendo, è stato attento a ogni sua parola. Ha capito che, per quanto doloroso, ogni momento di crisi è un invito a riflettere, a rimettersi in discussione. E che da ogni dramma può prendere avvio una svolta, un cambiamento di vita.
Sono convinto che la tesi di Maurizio possa tranquillamente essere allargata a tutte le altre sfere della vita, dall’economia al rapporto con l’ambiente, dall’etica alla politica. Riflettere su quanto sta accadendo e comprendere, ad esempio, che le pandemie non vanno imputate al castigo divino (che siate o credenti o meno, non pensate che Dio abbia di meglio da fare?), ma sono quasi certamente frutto degli errori di un’umanità che è riuscita a far saltare gli equilibri della biosfera, è già un importante passo avanti.
I camminatori e gli sportivi lo hanno capito facendo delle scelte importanti e mettendo in primo piano valori che di solito vengo considerati da tutti di importanza secondaria. Ma forse è il caso di insistere, di ripensare le proprie responsabilità quotidiane, in ogni momento della giornata.
Oggi non possiamo che adoperarci nel fare attenzione e rispettare le regole per il contenimento dei contagi. Ma presto saremo chiamati a fare delle scelte. Cerchiamo di arrivare tutti preparati per quell’occasione.
In coda a queste righe, unitamente con l’editore e la redazione, vorrei inviare un abbraccio (virtuale, per il momento) a tutti i lettori che abitano e lavorano nelle valli bresciane e bergamasche, assicurando loro che non verranno abbandonati dalla nostra rivista.
Coraggio, amici: presto volteremo pagina insieme. tempo dell’attesa è finito. L’inverno – anzi, la parodia dell’inverno, considerato il lunghissimo periodo di alta pressione e le temperature miti – è alle nostre spalle, ed è di nuovo ora di calzare pedule e calzature sportive, e di rimettersi in cammino. Ognuno con il proprio passo e secondo le proprie esigenze. Ormai il variegato panorama dei walker lo conoscono tutti: c’è chi ama le lunghe escursioni en plein air e il trekking, chi predilige i sentieri image come una ricchezza, non come un limite.

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