Prima parte. Stefano Fenoglio. Da una articolo della rivista Camminare n. 61

Affascinanti, misteriosi, e oggi purtroppo sconosciuti: per molte ragioni
i fiumi attirano la nostra attenzione e la nostra curiosità, ma il rapporto
tra noi e l’ambiente fluviale è sempre più vago. Eppure la loro importanza
è alla base della civiltà come la conosciamo: pensiamo al Nilo d’Egitto,
alla Mesopotamia, al Tevere culla di Roma. Impariamo a conoscerli
per tornare a frequentarli: il rapporto sarà vantaggioso per entrambi

Yonder is a small stream.
Let us look” said the Lama.

Questa bella frase di Rudyard Kipling nel libro Kim sintetizza tutta la curiosità che suscita in molti di noi la vista di un fiume. L’acqua che scorre senza principio né fine, il suo rumore, i suoi riflessi, i contrasti cromatici: tutto questo cattura la nostra attenzione in un modo quasi magnetico, tanto che passeggiare o correre sulle rive di un fiume è un balsamo per il corpo ma specialmente per lo spirito. Purtroppo, a dispetto di tutto ciò, nessun ambiente è come il fiume tanto indispensabile per la nostra vita quanto misconosciuto e maltrattato. Attualmente infatti, per la stragrande maggioranza delle persone, i fiumi sono praticamente scomparsi dalla vita e dalla realtà del nostro territorio. Attraversati velocemente su ponti e viadotti, arginati e incanalati, rappresentano ormai solo una macchia di colore da osservare fugacemente dal finestrino di un’auto in corsa.
I fiumi sono elementi di fondamentale rilevanza per la regione in cui scorrono, ove costituiscono ambienti unici e irripetibili: essi modellano il paesaggio di intere aree, svolgendo un ruolo fondamentale in numerosi processi ecologici e ospitando comunità biologiche composite e caratteristiche. Nessun altro sistema ecologico presenta caratteristiche così variabili su piccola come su larga scala, con una dinamicità che può essere avvertita velocemente (quando, ad esempio, in seguito a intense precipitazioni cambia la portata e la torbidità di un tratto fluviale) o percepita come forza che agisce su tempi plurimillenari (si pensi al modellamento del paesaggio, alla formazione di meandri, anse e terrazzi alluvionali, oppure al deposito della sabbia negli estuari).

Il rapporto tra culture umane e sistemi fluviali è sempre stato strettissimo, e non a caso fiumi come il Tigri, l’Eufrate ed il Nilo hanno svolto un ruolo di primo piano nella nascita della civiltà come oggi la conosciamo.

In Toscana, ad esempio, gli Etruschi iniziarono a regolare lo scorrimento del fiume Chiana già nel VII secolo a.C., modificandone la morfologia e l’idrologia per renderlo utilizzabile per l’irrigazione e la navigazione. Canalizzazioni e captazioni di sorgenti furono alla base della realizzazione, nel 312 a.C., del primo acquedotto dell’epoca romana, ad opera di Appio Claudio Cieco. Con questa opera i Romani iniziarono una grande stagione di trasformazione dei sistemi acquatici, modificando il tracciato di numerosi fiumi, conducendo vaste opere di bonifica di ambienti perifluviali e costruendo argini e dighe colossali per l’epoca. Essi inoltre furono i primi a introdurre specie esotiche nei fiumi italiani, come la Carpa, proveniente dal vicino e medio Oriente.
Nell’alto medioevo l’attività dei conventi benedettini e cistercensi portò a vaste campagne di bonifica e regimazione delle acque superficiali in numerose parti del nostro paese. Anche il Granducato di Toscana, lo Stato pontificio, i Gonzaga, i Visconti e gli altri piccoli stati delle epoche successive seguirono una politica di gestione e trasformazione degli ambienti fluviali, che costituivano indispensabili fonti di acqua potabile ed energia e vie privilegiate per i commerci e i trasporti. Lo Stato Sabaudo e il neonato Regno d’Italia condussero poi imponenti campagne di trasformazione delle acque superficiali, delle quali un ottimo esempio può essere la ciclopica realizzazione del canale Cavour, fortemente voluta dal conte Camillo Benso, che sottrae acqua al Po nei presi di Chivasso per irrigare un’enorme zona a cavallo tra Piemonte e Lombardia.
Anche la creazione di insediamenti e centri urbani nel nostro paese è sempre stata legata alla presenza dei corsi d’acqua. La maggior parte delle grandi città italiane, come Roma, Firenze, Torino, Pavia, Piacenza, sorsero in prossimità di fiumi che fornivano acqua, energia, trasporto. La stessa Roma, sorta sulle rive del Tevere, deriva forse il nome da Ruo o Rumon (rispettivamente “scorrere” e “fiume” nella lingua etrusca). Infine, sono stati proprio i fiumi il “carbone bianco” che permise e alimentò lo sviluppo industriale di aree come Torino, Bergamo, Brescia nella seconda metà dell’Ottocento.

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