Giannantonio Gilli. Articolo tratto dalla rivista CAMMINARE n. 67

L’autore di Camminare e Disobbedienza civile associava l’ecologia alla disobbedienza,
e lottò per questi due ideali in molte occasioni della sua vita. Due su tutte: fu imprigionato perché si rifiutò di pagare le tasse e trascorse
due anni in una capanna che aveva costruito
tra i boschi. Il Camminare della sua filosofia
non è meno radicale: «Chiunque avrà lasciato padre e madre, fratello e sorella, moglie,
bambini e amici […] sarà allora pronto
per una camminata»

Una sera di fine luglio del 1846 Henry David Thoreau, un abitante di Concord (Massachusets), considerato da molti residenti alquanto bizzarro per il suo modo di vita, venne messo in prigione. Da sei anni non pagava le tasse, rifiutandosi così di contribuire col proprio denaro al mantenimento del sistema schiavistico e all’imperialismo degli Stati Uniti (come la guerra di rapina contro il Messico). Ma queste furono solo alcune delle innumerevoli prese di posizione di Thoreau in senso che oggi diremmo riformistico, e che hanno fatto di lui una delle figure più significative in due campi apparentemente lontani: l’ecologia e la disobbedienza civile. Le sue opere più famose – ristampate molte volte e tradotte in tutto il mondo – sono appunto Walden, ovvero la vita nei boschi (1854) e La disobbedienza civile (1849).

Henry David Thoreau
Henry David Thoreau

Walden racconta, fra l’altro, la più nota esperienza di Thoreau: nel luglio del 1845 egli si costruì con le sue mani una capanna sulle rive del Lago Walden, a due miglia da Concord, e vi abitò per due anni, dividendo il tempo fra la semplici attività per procurarsi il cibo quotidiano (pesca e agricoltura), la lettura, e, soprattutto, la contemplazione della natura, anche se il termine “contemplazione” appare inadeguato a esprimere la sua permanente, straordinaria immersione nei paesaggi, nei suoni e negli odori che l’ambiente gli proponeva.

La posizione politica
di Thoreau avrebbe influenzato profondamente figure come Gandhi e
Martin Luther King: non si obbedisce a
un governo ingiusto, o, quantomeno, alle sue imposizioni ingiuste

La disobbedienza civile (ma spunti innumerevoli sono presenti anche in Walden) riassume la posizione “politica” di Thoreau, che avrebbe influenzato profondamente figure come Gandhi e Martin Luther King: non si obbedisce a un governo ingiusto, o, quantomeno, alle sue imposizioni ingiuste. In verità, Thoreau non patrocinava alcun “buon governo”: la politica era per lui una cosa “sconveniente”, e il miglior governo sarebbe stato quello che non governava affatto. Ma la sua disobbedienza va molto più in là dei governi, e colpisce quello che è il meccanismo fondamentale di funzionamento di ogni società complessa, – la divisione del lavoro. Vi è in Thoreau la persuasione che essa possa essere, se non eliminata, quanto meno ridotta al minimo, e che il singolo individuo possa riappropriarsi di tante competenze diverse. Conseguentemente vi è in lui una resistenza, quasi un’ostilità, all’idea di “merce”: la forma ideale di scambio sarebbe stata per lui il baratto. Una posizione di questo tipo richiede, evidentemente, una drastica compressione dei bisogni e dei consumi: l’abbigliamento deve essere comodo e resistente e basta; il riparo, efficace, e basta; l’alimentazione, es­senziale, e basta. Confrontato con l’odierna società dei consumi che moltiplica i bisogni, e con l’idea stessa del consumo come atto socialmente positivo, l’elogio della penuria praticato da Thoreau appare la forma suprema di disobbedienza.

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