La via Francigena: Montalcino

Roberta Ferraris.

Tutte le vie portano a Roma, ma solo una
è a piedi: la Francigena. Dalla cattedrale inglese
di Canterbury attraversa tutta l’Europa continentale ed entra in Italia da nord-ovest, per poi percorrere l’entroterra dello stivale.

Tutti hanno sentito parlare della via Francigena, itinerario culturale del Consiglio d’Europa. Tuttavia qualche cenno alla sua storia, a come quel percorso sia diventato il più importante itinerario di pellegrinaggio in Europa, insieme al Cammino di Santiago, non guasta.

Tutto ebbe inizio, dopo alcuni secoli di anarchia seguiti alle invasioni barbariche e al dissolvimento dell’impero romano, con la costituzione dei ducati longobardi, nel VI e VII secolo. La continuità tra i possedimenti nel Nord Italia e la Tuscia era garantita da un passo appenninico già utilizzato nell’antichità, il passo di Monte Bardone (da Mons Langobardorum, appunto il monte dei longobardi), oggi passo della Cisa. Se erano ancora percorribili le antiche strade consolari, tra cui la via Emilia e la via Cassia, non erano però sicure perché le zone costiere orientali erano controllate dai bizantini. Meglio restare prudentemente al centro della penisola, con un itinerario però più montano, che utilizzava una rete di mulattiere e sentieri. La nuova via tra il Nord e il Sud della penisola si affermò anche nei secoli successivi, quando la stabilità garantita da Carlo Magno e dagli imperatori successivi favoriva il flusso crescente di pellegrini diretti alle tombe degli apostoli, a Roma. Fu proprio in questo periodo – tra l’VIII e il IX secolo – che si affermò il nome di via Francigena: la strada che porta dal regno dei franchi a Roma, quella – tra le molte vie romee – che scende dai passi occidentali delle Alpi, dal Gran San Bernardo, dal Monginevro e dal Moncenisio.


Quale fosse esattamente il percorso e la sequenza delle tappe lo apprendiamo dallo scarno diario dell’arcivescovo di Canterbury, Sigerico. Che nel 990 andò a Roma a ricevere l’investitura papale: lasciò ai posteri un elenco di quelle che lui chiama submansiones, villaggi e città dove trovò alloggio e ristoro.
Le sue tappe sono confermate dalle successive testimonianze di altri illustri e meno illustri pellegrini, oltre che dai segni tangibili sulla strada: pievi romaniche, ponti, tratti di selciato medievale e perfino di epoca romana, rappresentazioni figurative di pellegrini in cammino, come quello, famosissimo, scolpito a bassorilievo sul duomo di Fidenza. E poi ci sono i toponimi, come Strada, Caminata, Ospedaletto, che ricordano il luogo dove sorgeva una struttura d’accoglienza. A volte, in qualche vecchia casa, si trova murato il simbolo dei cavalieri di Malta, o il “tau” simbolo dei monaci di Altopascio, paese – non distante da Lucca – dove il complesso dell’ospitale medievale forma ancora oggi il nucleo murato del centro storico.


La via Francigena oggi

San Mauro Torinese

Veniamo dunque a oggi, alla via Francigena del XXI secolo. Dopo qualche secolo di oblio, l’itinerario pellegrino medievale rinasce. Il flusso costante dei pellegrini diretti a Roma ebbe il suo culmine tra l’XI e il XIV secolo, ma si esaurì con la modernità e soprattutto con la Riforma, che divise in due l’Europa. Non che mancassero viaggiatori su quella medesima via, ma le motivazioni erano altre, laiche e mondane. Anche oggi, chi intraprende il cammino è mosso dalle più diverse ragioni, e la strada ha qualcosa da offrire a tutti, perché la strada è di tutti.
Dagli anni ’90 del secolo scorso, quando si iniziò a pensare al recupero della memoria dell’itinerario medievale, tanta strada è stata fatta.

Chi vi cammina oggi, troverà un percorso segnato, sicuro e per quanto possibile su strade sterrate, vie campestri e sentieri. Una rete di ospitalità a costi contenuti e convenzionata sta crescendo, di anno in anno: conventi, ostelli comunali, locande di paese, B&B e aziende agrituristiche sono presenti capillarmente, e sono ormai pochi i luoghi dove il pellegrino non possa scegliere tra due o più soluzioni a prezzi diversificati.


Intanto il flusso di viandanti con zaino è in costante crescita, anche se non ancora – o forse per fortuna – con i numeri del Cammino di Santiago. Si è tuttavia immediatamente riconosciuti, in campagna e nei paesi, come pellegrini, come portatori di pace impegnati in un’impresa faticosa e lunga. Si è accolti sempre con un sorriso, talvolta anche con offerte di cibo e bevande, ed è proprio questo che fa di una rete di percorsi escursionistici segnati un cammino. Non bisogna negare, però, che oggi percorrere la via Francigena è sovente un’esperienza di solitudine, o con rari incontri, salvo nelle zone più frequentate, in Toscana e nel tratto finale, sugli ultimi 100 chilometri.
Questo è senza dubbio un vantaggio, perché non costringe alle corse forsennate per accaparrarsi il posto letto migliore la sera, e consente di camminare contemplando i paesaggi naturali e rurali – tra i più belli in Italia e in alcuni casi al mondo. Basti pensare alle colline coltivate a grano della val d’Orcia, al paesaggio alpino della val d’Aosta, alle foreste appenniniche o ai boschi dei monti Volsini, affacciati sul lago di Bolsena. Senza dimenticare le brume autunnali e la campagna vista dagli argini del Po, un paesaggio ricco di suggestioni, anche grazie alla vastità degli orizzonti della pianura.

Abbadia di San Salvatore

Prima di partire

SEGNALETICA. La via è interamente segnata con bande adesive bianco-rosse, segnavia a vernice bianco-rossi con l’effige di un pellegrinetto nero al centro, e con tabelle metalliche raffiguranti un pellegrino (con l’eccezione della Valle d’Aosta, che ha segnaletica ufficiale regionale di colore giallo).

Con la segnaletica istituzionale coesistono tuttavia anche altri segnavia, frutto dell’iniziativa di varie organizzazioni e associazioni (tra cui il CAI), in qualche caso discordanti rispetto al percorso ufficiale. Molto utili sono le tracce GPS scaricabili, insieme ai road book, dal sito ufficiale: www.viefrancigene.org.


PERCORSO. Il percorso è facile e per tutti: si cammina su strade sterrate, sentieri, campestri e su viabilità asfaltata minore e priva di traffico. In molte occasioni il percorso insiste sulla viabilità storica, su mulattiere medievali, vie selciate e strade di epoca romana, come il lungo tratto di via Cassia antica tra Montefiascone e Viterbo.


DIFFICOLTÀ. Non vi sono difficoltà, salvo i dislivelli più impegnativi sul tratto appenninico, che non sono mai impossibili: richiedono solo un modesto allenamento nelle settimane precedenti la partenza.


STAGIONE. Chi progetta di percorrere la Via in un’unica soluzione, deve forzatamente partire in un periodo compreso tra la tarda primavera e la fine dell’estate dal passo del Gran San Bernardo, per non trovare neve. In realtà quasi tutto il cammino può essere percorso in ogni stagione, ma preferibilmente in primavera e in autunno.


VIAGGI ORGANIZZATI. Vari tour operator e associazioni organizzano viaggi a piedi lungo i tratti più noti, sia individuali, sia in gruppo. Tra questi Sloways (www.sloways.eu), La Compagnia dei Cammini (www.cammini.eu), Zeppelin (www.zeppelin.it), Walden (www.waldenviaggiapiedi.it).


LA CREDENZIALE. Per mettersi in cammino sulla via Francigena non occorrono particolari attrezzature, ma soltanto uno zaino leggero, con la normale dotazione di un viaggio a piedi a quote medie. Serve il sacco lenzuolo e l’asciugamano, per le strutture ricettive pellegrine, dove sono sempre fornite coperte e dove vi è sempre l’acqua calda. Indispensabile invece la credenziale del pellegrino, il documento che serve ad accedere a questa ricettività, e che è la prova, con tutti i suoi timbri, del compimento del pellegrinaggio. A Roma, la credenziale da diritto al Testimonium, il documento ufficiale rilasciato dalla Basilica di San Pietro.

Eccellenze francigene

Tanti sono i tratti imperdibili di questo percorso, e l’elenco che segue non può che essere parziale. Per chi ha pochi giorni da dedicare al cammino, ecco una scelta dei luoghi memorabili.


• Da Aosta a Ivrea sono quattro i giorni di cammino, quasi tutto lungo l’“adret”, il versante orografico sinistro, quello baciato dal sole: si cammina tra i vigneti, di castello in castello, lungo i “ru”, antichi canali di irrigazione, su storiche mulattiere in vista delle Alpi.


• Per gli amanti della storia dell’arte, il cammino tra Pavia e Piacenza si snoda su facili argini, nella campagna lombarda e lungo il Po. Si scoprono splendide chiese romaniche e un ostello, a Orio Litta, all’interno di una grangia benedettina del XV secolo.


• Più impegnativi, ma generosi di ambienti naturali integri, il passaggio appenninico e la discesa in Lunigiana, tra Fornovo Val di Taro e Sarzana. Dove però il Medioevo la fa da padrone, con la bella pieve di Sorano, il borgo murato di Filetto e Il centro storico di Sarzana. Luogo di sosta d’eccellenza, la foresteria comunale del castello del Piagnaro a Pontremoli: quando mai capita di passare la notte nella torretta di un castello?
• Per chi si mette in cammino per la prima volta, il tratto più adatto è quello tra Altopascio o San Miniato e Siena, facile cammino su strade bianche, nel bellissimo contesto della campagna toscana. Si fa tappa il luoghi memorabili come San Gimignano e Monteriggioni.


• In un paio di settimane di cammino si arriva a Roma, partendo da Siena e attraversando la val d’Orcia e la Tuscia viterbese. Restano impressi nel ricordo paesi come San Quirico d’Orcia, la piazza d’acqua di Bagno Vignoni, la rocca di Radicofani, la bellissima città di Viterbo, gioiello medievale, Sutri con il suo anfiteatro romano.

Prima di avventurarsi in qualsiasi percorso a tappe consigliamo sempre di documentarsi prima: per la Via Francigena, consigliamo appunto la guida di Roberta Ferraris

La Via Francigena
1.000 km a piedi dal
Gran San Bernardo a Roma

di Roberta Ferraris
col contributo di Luciano Callegari e Simone Frignani
Terre di mezzo Editore | 2016
Pag. 260 | €18
ISBN 978-88-6189-384-9

La guida edita da Terre di Mezzo descrive per la prima volta il percorso ufficiale, segnato e riconosciuto dall’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF). Riporta tutte le informazioni utili al viandante, ma soprattutto ne racconta la storia, ricorda dove fermarsi, dove osservare, dove contemplare la bellezza naturale e dell’arte, di cui è così ricco il nostro paese e la sua incredibile strada medievale per Roma.

L’articolo è tratto dalla rivista CAMMINARE n. 61 2013

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