di Maura Marchiori.

Nessun imperatore del passato ha mai potuto godere di tanti agi e comodità di un comune mortale di oggi. Ma allora come adesso, la questione igienica rimane centrale

Conosciamo tutti Phoebe, la miope che ama le lenti a contatto colorate. Phoebe che ha uno spiccato senso dell’umorismo che trae ispirazioni dalle normali vicende della vita quotidiana. Phoebe che ha un amico che risponde al nome di Sylvester, che è un paragone di bellezza, eleganza e stile. L’insegnante severa ma adorata dai suoi studenti, tranne quando fa fioccare le multe se scova qualcuno che fuma all’interno della scuola.
Phoebe è una persona normale, con desideri e fissazioni come tutti noi. Una delle sue fissazioni, a cui ha contribuito non poco un’amica medico, è l’igiene in tutti i suoi possibili aspetti della vita quotidiana.
«Perché è pur vero che sono cieca come una talpa» esordisce Phoebe «ma ho oltremodo sviluppati gli altri sensi, ed il mio olfatto è come quello di un segugio. Uno dei pregi della vita moderna» continua «è la scontata disponibilità di servizi igienici: docce, vasche da bagno, lavandini, sanitari, ed acqua calda e fredda ad ogni ora del giorno e della notte».
«Concordo pienamente» aggiungo io «nessun Imperatore del passato ha mai potuto godere di tanti agi e comodità quali può godere un comune mortale al giorno d’oggi nel mondo occidentale. Noi abbiamo case confortevolmente riscaldate, acqua calda e fredda a tutte le ore del giorno, possiamo percorrere grandi distanze in breve tempo seduti confortevolmente in poltrona. Ed abbiamo una scienza medica che è in grado di risolvere un gran numero di problemi».
«D’accordo» interviene Phoebe «ma stai diventando ampollosa. Il punto è che i miei studenti puzzano e sputano come i Lama del Perù. Non si lavano adeguatamente e sono privi di ogni concetto di igiene. Fortunatamente la primavera ci concede di aprire le finestre, a scuola, ma ti assicuro che nel periodo invernale la puzza nelle aule è infernale. Qualcuno dovrebbe prendere provvedimenti».
«Il problema reale non è la puzza, ma la mancanza di igiene» intervengo io “alla base di una buona salute, individuale e collettiva, c’è l’igiene. Ed infatti l’igiene è un’importante argomento di studio nel corso di laurea di medicina. Quando nel 1800 vennero scoperti virus e batteri si cominciò ad intuire l’importanza dell’igiene. è di quell’epoca il famoso caso dell’ospedale di Vienna, dove in un reparto le partorienti si ammalavano spesso di “febbri puerperali” (e ne morivano), mentre in quello a fianco, non si ammalavano quasi mai. Un medico dell’epoca, Semmelweis, scoprì che medici e studenti di medicina erano la causa delle febbri puerperali. All’epoca vigeva l’abitudine di passare direttamente dalla sala autopsie al reparto e senza lavarsi le mani i medici visitavano le donne che avevano appena partorito, infettandole invariabilmente. Nel reparto “più sano” non lavoravano medici provenienti dalla sala autopsie, ma solo ostetriche, e la percentuale di febbri puerperali era molto più bassa. Ma la scoperta di Semmelweis gli causò solo problemi, perché il mondo scientifico non era pronto a credere alle sue conclusioni; ed i medici continuarono a non lavarsi le mani ancora per molti anni. Ovviamente all’epoca le conoscenze mediche erano piuttosto arretrate, e la semplice abitudine di lavarsi le mani era sconosciuta ai più. Ora, che sappiamo tutto di batteri e virus, il lavaggio delle mani dovrebbe essere un’abitudine scontata».

Quando nel 1800 vennero scoperti virus e batteri, si cominciò ad intuire l’importanza dell’igiene, anche se i medici continuarono a non lavarsi le mani ancora per molti anni.
Ora è dimostrato che lavarsi le mani è un atto igienico fondamentale


«Ma non lo è» interviene Phoebe «non è così raro vedere a scuola studenti che si apprestano allo spuntino della ricreazione con le mani decisamente sporche. E mi piacerebbe fare una statistica su quanti si lavano le mani dopo essere stati in bagno. Ti dirò di più. Durante il mio ultimo viaggio in aereo, la hostess ha messo le sue dita all’interno del mio bicchiere vuoto prima di riempirmelo di caffè, ed aveva il raffreddore. Inutile dire che non ho bevuto il caffè, e mi sono salvata dal raffreddore».
«Potremo raccontarci simili esempi per tutto il giorno. La decadenza è arrivata fino all’igiene personale» continuo «Un altro grosso problema sanitario del 1800-1900 fu la tubercolosi. Oltre all’avvento degli antibiotici, quello che contribuì a farla quasi scomparire in Italia fu il grande impegno del Governo a diffondere il concetto di igiene ed istituire gli ambulatori per la prevenzione. Nel dopoguerra vigeva ancora la pessima abitudine di sputare, e le sputacchiere si trovavano persino nei bar. Nello sputo dei malati di tubercolosi si annidano miliardi di bacilli, e sputare è un ottimo modo di propagare la malattia. Vennero affissi ovunque cartelli, persino sugli autobus, che dicevano “Vietato sputare per terra”. è drammatico pensare che la tubercolosi è una malattia che in Italia era quasi scomparsa e che ora sta diventando di nuovo un problema. E per vari motivi: perché molti immigrati dei paesi poveri ne sono affetti e non lo sanno, e perché purtroppo è tornata in auge la cattiva abitudine, soprattutto da parte dei giovani, di sputare. Inoltre l’uso spropositato di antibiotici ha causato la selezione di ceppi batterici resistenti. E la tubercolosi, così come altre malattie infettive, si sta di nuovo diffondendo.»

«Grazie delle delucidazioni» interloquisce Phoebe «ma grande merito bisogna anche dare alla scuola, per aver contribuito ad insegnare l’igiene. Ed alla cultura; ti ricordo che la grande scrittrice italiana di romanzi rosa Liala, nel dopoguerra ha avuto l’indubbio pregio di aver insegnato alle donne italiane a lavarsi».

Articolo tratto dalla Rivista Camminare n. 40 aprile-maggio 2013

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