di Maurizio Damilano.

Nei giorni scorsi ricevo una mail dal titolo che mi colpisce immediatamente: «Io, l’anti-movimento, rinato».
Leggo con attenzione il contenuto della prima parte dello scritto, e ricontrollo se veramente è indirizzato a me. Si l’indirizzo mail è corretto.
Non è che quanto indirizzato non rientri nelle tematiche che noi da anni sosteniamo. Il fatto che mi colpisce è che a scriverlo sia un signore di circa 50 anni che da oltre un decennio non offre ai suoi muscoli un minimo spunto di movimento fisico-sportivo, e che dice: «Io, l’anti-movimento per eccellenza, sono rinato camminando e oggi non posso farne a meno».


Per la miseria, mi dico, questo è un esempio che va fatto conoscere. Ciò che però più mi colpirà andando avanti nella lettura è che noi (fitwalking) in questa storia ci entriamo veramente, e che in diversi passaggi è quasi un trattato sul metodo tecnico.
Ecco il suo racconto.
«Verso l’inizio della primavera 2014 un’amica mi convince della necessità di muovermi. Mi dice: “Fallo per la tua salute, per una migliore forma fisica, per guardare con più attenzione agli anni che verranno, ma soprattutto vedrai che se inizi poi non ti fermerai più. Il camminare, fatto a passo svelto in modo energico, è la migliore soluzione”. Obietto immediatamente che non sono mai stato uno sportivo. Non ho mai fatto sport seriamente e la fatica non solo mi spaventa ma la trovo inutile. Ammetto però che in fondo perdere qualche chilo, riprendere fiato – visto che le poche volte che mi muovo subito mi sale un groppo in gola e inizio ad ansimare – non sarebbe male.
L’amica prende la palla al balzo e mi dice: “Bene, allora da lunedì si parte. Io ti seguo, ti avvio e poi vedrai che proseguirai da solo. Mi raccomando però, sappi che i primi 30-40 giorni saranno i più difficili. Non devi scoraggiarti. Lì forgerai il tuo carattere e la tua nuova figura di sportivo”.
L’avventura inizia.
Il primo giorno mi presento all’incontro con una tuta tirata fuori dai cassetti di casa e risalente ai tempi un cui giocavo qualche partitella a calcio con gli amici. Ai piedi un paio di scarpe da passeggio che considero dignitose. Nello scorgere l’amica, che mi si fa incontro agghindata in modo perfetto con abbigliamento sportivo ultra tecnico e ai piedi una paio di scarpette che sembrano muoversi da sole tanto danno l’impressione di rispondere alle sollecitazioni dei passi, la vedo sogghignare man mano che si avvicina. Il tempo di sentirmi addosso la sua occhiata che mi fotografa dalla testa ai piedi e subito capisco che così come mi sono presentato non va.
Lei mi dice: “Lasciamo perdere la tuta, quella maglietta in cotone che spunta dal suo bavero, i pantaloni così abbondanti, ma le scarpe quelle proprio non vanno. Devi camminare. E con cosa cammini?” Rispondo timidamente: “Con i piedi!”. “Esatto! Vedi allora che le scarpe sono la cosa più importante! Se i piedi ti fanno male come potrai affrontare la strada che devi percorrere? Inoltre una scarpa non adatta non ti aiuta a camminare correttamente. Beh, per oggi iniziamo così, intanto non faremo molto e dovrai capire cosa significa camminare bene”.
Immediatamente si fa vivo in me lo spirito superficiale del non sportivo e domando: “Perché? Non camminiamo tutti allo stesso modo? Io lo faccio, in verità non molto sovente, ma da una vita. Adesso mi dici che devo imparare a camminare bene?”.
L’amica sospira forte e mi dice: “Okay, tu non lo sai ma io da qualche tempo mi occupo proprio di cammino sportivo. Ho fatto un percorso formativo e sono diventata istruttrice di fitwalking”. “fitwalking?”, dico. “Dai lascia perdere, aggiunge, un giorno ti spiegherò meglio. Per adesso sappi che fitwalking significa camminare bene. Ossia rimpossessarci del modo biomeccanicamente più corretto di compiere il gesto del camminare. Vedrai che lo capirai presto e in fondo sarà più semplice di quanto pensi.
Partiamo dai piedi. Devi sapere che sono il motore di chi cammina, nel periodo di formazione ce l’hanno ripetuto infinite volte. Il piede guida tutti gli altri movimenti correlati, quelli principali che entrano più direttamente nella qualità della camminata.
Fammi vedere come cammini. Partiamo dal tuo abituale modo di camminare per poterlo migliorare. Tacco, pianta, punta. Ecco il movimento coretto. Prova”.
Sento la sua voce ferma e incisiva che mi guida e mi corregge. Mi ricorda che il tacco deve impattare deciso, ma deve poi seguire un morbido avvicinamento della pianta del piede a terra (tecnicamente detta rullata nda) e poi avanzando con tutto il corpo inizia la spinta. “Usa bene quei piedi, mi grida. Non aver paura di sentire l’asfalto sotto la suola. Più il movimento del piede è energico e più la camminata sarà incisiva. Facciamo un po’ di ginnastica e di allungamento adesso. Poi camminiamo un pochino tranquilli e ce ne torniamo a casa. Appuntamento tra due giorni. Mi raccomando comprati un paio di scarpe adatte”.
Passano alcune settimane di incontri bisettimanali al parco. Dai piedi si passa all’uso delle gambe. Una falcata ampia e ritmica. Passi aperti ma anche mossi con la giusta frequenza.
L’impostazione della postura. Il busto mantenuto ben eretto. Lo sguardo puntato in avanti. Il tutto senza irrigidirsi, mantenendo un atteggiamento naturale. Le braccia che oscillano lungo i fianchi aiutando il ritmo di piedi e gambe. Infine il loro utilizzo piegate al gomito.
“Su, dai, suggerisce lei, spingi quel gomito bene verso l’alto. Il movimento deve essere ampio, ma non dare dei pugni al cielo. Fermati più o meno all’altezza dello sterno con la mano avanzante. Ricordati che le spalle devono rimanere sciolte e decontratte. Non alzarle, non irrigidirle”.
“Non ci riesco! Faccio fatica!”, le dico.
“Torna con le braccia distese lungo i fianchi, mi suggerisce, e alterna i due movimenti. Sono certa che in breve tempo tutto ti diverrà automatico. Stai andando bene. Non scoraggiarti. Ti avevo detto che l’inizio sarebbe stato la parte più impegnativa”.
Ormai la tecnica sta diventando famigliare. Ho iniziato a camminare con più continuità e, oltre ai due giorni in cui mi incontro con l’amica, esco da solo una o due volte. I progressi sono buoni. Lo dicono anche i due test effettuati. Inizio a essere soddisfatto. 40, 50 minuti, un’ora di cammino passano rapidamente. La fatica non è opprimente. Anzi, inizio a divertirmi. Nella mia mente si fa largo anche l’idea di andare oltre, di aumentare i chilometri percorsi a piedi.
Sono passate 5 settimane. I primi 40 giorni, quelli che mi erano stati presentati come i più ostici sono praticamente superati.
Anche l’aiuto dell’amica sta per concludersi.
Il primo dubbio è: sarò capace di continuare da solo?
Chiedo aiuto ancora a lei e mi faccio raccontare cosa succede nel mondo fitwalking. Vengo a conoscenza che ci sono eventi e che si può partecipare a manifestazioni podistiche andando a passo di fitwalking. Qualcuno affronta addirittura distanze lunghissime come quelle della maratona. È tutto molto bello ed affascinante, ma ho bisogno di un programma da seguire.
“Riusciresti a darmelo?”, le domando. “Certo, risponde lei. Tra circa 5 settimane vi sarà un evento non molto distante da qui. Saranno 15 Km da fare a buon passo di fitwalking. L’anno scorso vi hanno partecipato quasi 500 persone. Se vuoi ti do il programma e ti puoi preparare per questa occasione”.
“Certo che lo voglio, rispondo sempre più coinvolto. Qualche volta però ti chiederò di accompagnarmi e di controllarmi un po’ la tecnica”.
“Bravo, mi dice, ho visto che hai capito lo spirito. La tecnica è fondamentale per usare al meglio le energie e camminare in modo economico ed anche più veloce. Spesso da solo è difficile controllarsi. Verrò volentieri. Intanto ti mando una mail con il programma”».
Conclude la sua lunga mail scrivendomi: «Da allora non ho più interrotto. Ho preso parte a diversi eventi. Esco circa 4 volte a settimana e sono riuscito a fare anche più di 30 chilometri a piedi tutti di fila. La fatica non solo non mi fa più paura ma è diventata una compagna inseparabile. Se non fatico un po’ non mi diverto. Il fitwalking è divenuto parte della mia vita».
Forse quanto vi ho scritto sarà per voi una delle tante storie che, sono certo, fanno parte di questo fantastico sport che avete offerto a tutti. In particolare a gente come me, uno che ha cambiato la sua vita andando a piedi. Io, l’anti-movimento per eccellenza sono rinato camminando ed oggi non posso farne a meno.
Eccolo quel famoso programma. Cinque settimane di allenamento, 3 uscite a settimana, per affrontare il primo evento. Ho voluto metterlo in forma un po’ più lineare e lo propongo come traccia per tutti coloro che, dopo aver fatto la fase di apprendimento tecnico, vogliono prepararsi ad un primo evento di Fitwalking su una distanza tra i 12 e 15 Km.

Tratto dalla Rivista Camminare n°61 Ottobre/Novembre

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