di Amalia Bianco – foto Cristian Riva

E’ andata così: il fotografo di questo articolo – Cristian Riva – mi dice d’aver fatto il giro del Lago d’Iseo in bici, io comincio a desiderare di farlo a mia volta a piedi, mio marito si butta generosamente su cartine e Internet per vedere come realizzarlo. Tutt’intorno al Sebino corre il Sentiero agrituristico, ma si tratta di una traccia che nessun sito descrive; quindi occorre inventarselo di sana pianta questo viaggio, che, giocoforza, si svolgerà all’inizio di novembre. Per di più non potremo seguire il sentiero per intero, dato che sulla sponda bresciana esso si inerpica a quote elevate fin sotto al Monte Guglielmo, dove l’unico punto di accoglienza per la notte è il rifugio Almici, chiuso dopo la fine di ottobre. Ci tocca restare sull’antica e più bassa Via Valeriana, ben segnata, che si spinge alla Croce di Zone (1000 m) e poi scende a Pisogne. Quanti chilometri, quanto dislivello, quanto tempo ci vorranno, non si sa.

Il consorte cerca di mettere qualche ostacolo all’idea per scoraggiarmi: la partecipazione irrinunciabile del nostro cane, la lunghezza di alcune tappe, lo zaino pieno di scatolette per l’animale, l’imponderabilità del tutto. Ma ormai io sono passata dalla categoria viaggio alla categoria avventura; non mi importa nulla delle distanze e dei dislivelli e neppure del tempo. Quando il meteo covato ossessivamente per giorni si conferma avverso, io mi abbandono definitivamente alla fantasia che per la prima volta nella vita camminerò senza controllare tutto. La pace in famiglia è salva perché le carte escursionistiche sono piene di vie di fuga. Ci salveremo. Invece, sì e no: entra in vigore l’ora solare e la luce a disposizione per concedersi errori non sarà tanta.

Il giro dunque sarà il seguente: giovedì sera, Sarnico – Iseo (avvicinamento); venerdì, Iseo – Pisogne (tappone); sabato, Pisogne – Fonteno (recupero); domenica, Fonteno – Sarnico (tappa lunga). La valutazione dell’impresa che ci aspetta si basa esclusivamente sulle distanze e i dislivelli approssimativi. A parte qualche tratto sulla ciclabile del Tonale, staremo sempre romanticamente sospesi sul Lago Sebino, altrimenti chiamato d’Iseo dai bresciani e di Lovere dai bergamaschi: una specie di “L” al contrario con Montisola al centro, gli insediamenti palafitticoli a sud e i Camuni a nord all’alba della storia; ai giorni nostri, invece, grandi e bellissimi centri come Sarnico, Iseo, Lovere, Paratico, Predore, Pisogne e molti altri sparsi sulle pendici delle colline che profilano l’acqua. Un grande specchio placido che ospita cittadine di un fasto e di un’eleganza oggi un po’ decaduti..

L’articolo completo sul n. 81 della Rivista Camminare disponibile anche in e-book.

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