Antichi camminatori

Da soli nel deserto

Nel mondo antico, in cui i mezzi di trasporto terrestre erano assai limitati, e accessibili solo a  membri delle classi superiori, camminare era ovviamente una delle azioni più frequenti e più diffuse.
Grandi camminatori erano i militari, tanto più quelli al servizio di potenze “imperialistiche” come Roma – così come diverse categorie di mercanti. Ma non vi erano solo ragioni professionali alla base del camminare: i Luoghi Santi, Roma, molti santuari famosi rappresentarono per secoli la meta di flussi incessanti di pellegrini. Per tutti questi gruppi sociali, tuttavia, sul loro camminare conosciamo solo dati di tipo generale, senza nessuna storia particolare, nessun aneddoto. Ne abbiamo invece molti su viaggi e spostamenti – tutti ovviamente a piedi – di monaci e anacoreti dei primi secoli della nostra era.
Anche tra loro si potrebbero individuare diversi gruppi: ci occuperemo qui solo di quelli che vivevano, per lo più solitari, nel deserto. Numerose fonti dell’epoca raccontano le loro spesso straordinarie imprese camminatorie, che si svolgevano sempre nell’ambiente naturale più temibile, il deserto.
La vita nel deserto presentava, di per sé, condizioni durissime, spesso ai limiti della resistenza umana: condizioni che potevano poi venire peggiorate dall’auto-imposizione di privazioni e rinunce.
Un asceta, racconta la Storia lausiaca, viveva in tali ristrettezze «che si vedeva il sole dietro le sue ossa». Alcuni morivano di sete. Vi erano infine belve, serpenti e miraggi, e forse solo la persuasione di aver oltrepassato qualcosa, di essere ormai “sull’altra riva”, può spiegare la serena resistenza di questi soggetti. A un giovane che gli aveva chiesto: «Perché ho così paura quando cammino nel deserto?», un vecchio asceta aveva risposto, con mite rimprovero: «Perché sei ancora vivo».

 

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO 80 DELLA RIVISTA CAMMINARE







Elenco Commenti



Lascia il tuo Commento