Fascite plantare: un guaio comune a molti sportivi

di Samuel Dallarovere

Molti sportivi, indipendente dal tipo di sport che praticano, hanno avuto almeno un episodio di algia alla pianta del piede, che nella maggior parte dei casi si è risolta in modo spontaneo o con una terapia antinfiammatoria. Studi statunitensi dicono che approssimativamente una persona su dieci svilupperà una fascite plantare cronica, e che circa due milioni di americani sono colpiti da un dolore al tallone ogni anno. Prima addentrarci meglio bell’origine di questo problema è bene dare delle nozioni minime di anatomia dell’arto inferiore.

Il piede, l’arto deputato alla realizzazione del passo, è composto da 26 ossa e da 33 articolazioni che sono tenute unite tra loro da decine di legamenti e tendini. Il piede ha la funzione di propulsione del passo e di distribuzione dei carichi che arrivano dal corpo. È superfluo dire che più un corpo è leggero e minore sarà il carico che i piedi dovranno sopportare. Più avanti capiremmo meglio questo assunto. 
Per avere più chiaro l’origine del dolore alla fascia plantare occorre osservare il profilo dello scheletro del piede; esso presenta una struttura a volta che viene mantenuta anche in stazione eretta. In questo profilo si possono identificare tre archi: uno longitudinale mediale, uno laterale e infine uno trasversale. 
L’arco longitudinale mediale è quello con la volta di maggiore ampiezza, ed è formato da cinque ossa. Lo scafoide rappresenta la chiave di volta di questo arco ed è situato a circa 15-18 millimetri dal suolo. L’arco interno conserva la sua concavità solo grazie ai legamenti e ai muscoli. 
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