CAPO VERDE: SANTO ANTAO ULTIMO PARADISO

di Valeria Tonella

 Un viaggio a Capo Verde lascia un segno profondo nel cuore di chi sa apprezzare l’autenticità di un luogo e delle persone che vi abitano. 

Bom dìa, tot dreit? (Buon giorno, tutto bene?) è il saluto che tutti si e vi rivolgono. 
Una stretta di mano è d’obbligo, altrimenti si manca di rispetto all’interlocutore, e poi il racconto del tempo passato in Europa, per lo più in Olanda ma anche a Roma o in altri posti. Vita dura di emigrante. Perché le condizioni di vita sono ancora difficili, soprattutto a Santo Antão. 
Mindelo (isola di São Vicente, con l’aeroporto internazionale dove tutti arriviamo) è un trait d’union con l’Occidente. Negli ultimi anni i servizi si sono enormemente sviluppati, con una classe media benestante, ragazzi con le cuffiette, il cellulare e lo zainetto che escono vocianti dal liceo come in qualsiasi città europea, e i barrios fuori dal centro che ospitano povere favelas dove a volte scoppiano guerre tra bande, come nelle metropoli sudamericane.  
Il mercato del pesce è la prima finestra verso un mondo ancora legato a doppio filo alla natura. Se il mare è troppo agitato, fatto non insolito in inverno, i banchi sono vuoti. Altrimenti è tutto un brulicare di pesci che arrivano dal molo, passano di mano dai venditori ai clienti, per poi essere puliti dalle mani sapienti degli specialisti. Da qui parte la nostra esplorazione di Mindelo, con le sue case signorili ricche ed europee, i locali alla moda, la bella spiaggia di Laginha, parte di un progetto di riqualificazione turistica della città. Ma non ci fermiamo qui.
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