La banalità del “locale”. Un turismo fatto di persone


I luoghi non sono soltanto geografia e architettura; sono anche la loro storia, le persone che l’hanno vissuta, le loro tradizioni e la loro memoria. I viaggiatori lo sanno bene, e sempre più spesso cercano il contatto con chi conosce i luoghi meglio di chiunque altro: gli abitanti. Si chiama turismo esperienziale, ma significa “conoscere”
– di Maurizio Davolio Presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile
 
Si parla tanto di turismo esperienziale in questi ultimissimi anni. Si è scoperto che ai turisti piace compiere esperienze nuove, singolari, emozionanti durante i viaggi.
Per la verità il desiderio di compiere esperienze è sempre esistito nel turismo, oggi però il tema è stato analizzato in profondità, studiato, evidenziato e, soprattutto, messo in pratica; vi sono siti web totalmente dedicati al turismo esperienziale che propongono viaggi in auto d’epoca, partecipazione ad attività agricole, visite ai bassifondi delle città, incontri con poeti, alloggio negli igloo o in una tenda nel deserto. Nel turismo responsabile le esperienze sono considerate con grandissimo interesse, soprattutto quando consentono incontri fra le persone, fra i membri della comunità locale e i visitatori; quando permettono di scoprire l’autenticità e la tradizione dei luoghi di soggiorno o di passaggio; se prevedono la partecipazione alla vita sociale della comunità; se aiutano a comprendere la realtà, la storia, i problemi, l’essenza di un luogo.
Gli organizzatori di viaggio che si ispirano ai principi e ai valori del turismo responsabile includono tante esperienze nei loro programmi di viaggio, e lo hanno sempre fatto, anche quando parlare di turismo esperienziale non era ancora di moda.
 
I Cammini offrono tantissime opportunità.
Nel turismo responsabile il viaggio è sempre lento e prevede tante soste, anche prolungate, che durante il cammino possono consentire non solo di ammirare le bellezze naturalistiche, artistiche e monumentali, ma anche di prevedere ricchi momenti di incontro con la popolazione locale. I visitatori in cammino possono incontrare e visitare cantine e frantoi, forni e caseifici, allevamenti e piantagioni, botteghe artigiane e mulini. Possono assistere alle lavorazioni e talvolta anche parteciparvi, e acquistare oggetti alla cui produzione hanno contribuito.
Oggetti che acquistano pertanto un valore superiore in quanto percepiti come propri, ed entrano a far parte di quel “bottino” che si porta a casa dopo un viaggio, costituito da foto, video, oggetti, ricordi, ricette, numeri di telefono scambiati.
La comunità locale, a sua volta, ne esce inorgoglita. A volte capita, soprattutto in poco conosciute terre interne, di media montagna o rurali, di incontrare abitanti del posto che si chiedono con meraviglia che cosa vengano a fare i turisti dalle loro parti, che cosa interessa, da che cosa sono attratti. A loro, agli abitanti, pare non ci sia nulla di attraente nelle loro terre, nulla che meriti un viaggio da lontano.
 
È un fenomeno frequente, ciò che appare consueto e banale al residente può invece apparire raro, attraente e curioso agli occhi del viaggiatore. Pertanto anche la comunità locale trae un vantaggio non solo economico dal passaggio dei camminatori e dei viaggiatori, perché riceve un apprezzamento autorevole in quanto esterno, che gratifica e dona soddisfazione. Lo scambio è alla pari, il viaggiatore ha visto qualcosa di bello, l’abitante ha scoperto di possedere una cosa bella.
Nell’incontro si parla e si narra. Il viaggiatore è incuriosito dalla storia locale, la vuole conoscere, vuole capire e scoprire. Trova chi gli narra la storia del luogo, le vicende umane, i problemi. Si ascoltano, a volte nelle aree interne e di montagna, storie di emigrazioni, di transumanza, di calamità naturali, di vicende umane, ed anche il racconto della vita comune, con i suoi ritmi, i suoi appuntamenti, le feste e i riti, le cerimonie e le tradizioni.
È lo storytelling, altro termine divenuto improvvisamente di moda, e che ha a che fare con l’interesse che viene riconosciuto sempre più alla componente umana nel turismo: si trovano in un luogo le bellezze naturali, le bellezze artistiche e monumentali, la cucina, il divertimento ma c’è anche la persona umana, con cui incontrarsi, ascoltarsi, scambiare idee. Lo storico locale, il parroco, il pastore, la guardia forestale, l’anziano del paese assumono il ruolo di testimoni della vita locale, il loro racconto è gradito, aiuta a conoscere, consente di capire.






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