Fino a cent’anni. Chi cammina vive di più


È necessaria una nuova cultura del movimento. Da quando nasciamo fino all’anzianità, l’esercizio fisico deve diventare parte della nostra vita.
Chi legge Camminare ne conosce bene i benefici, ma perché ciò accada serve una vera rivoluzione culturale, a partire dalle nostre città.
– di Santo Alfonzo Responsabile servizio prevenzione e salute sul lavoro ASL CN-1, Piemonte
 
“Fare più sport per vivere di più” potrebbe essere la molla per promuovere una maggiore consapevolezza sugli effetti positivi dell’attività fisica: lo sport riduce il rischio di neoplasie frequenti, aumenta l’attività metabolica a livello del microbioma intestinale attenuando lo stato infiammatorio, riduce gli effetti dei principali fattori di rischio di patologie croniche: ipertensione, diabete, ipercolesterolemia. Stop al fumo, sì a una dieta sana e a una buona dose di attività fisica: queste rappresentano le giuste strategie per combattere le patologie croniche ed i tumori.
L’attività fisica è quindi benefica quanto una medicina, lo dimostra la sua incidenza positiva su alcune delle malattie oncologiche più frequenti (tumore a seno, colon retto e polmone). Secondo uno studio statunitense, effettuato su un campione di 10.000 persone dai 18 anni in su, aumentando progressivamente l’attività fisica si otterrebbe una migliore aspettativa di vita. Nel gruppo di popolazione oggetto dello studio, coloro che hanno iniziato con un esercizio fisico modesto, ma che gradualmente hanno migliorato il loro stato fisico portandolo a livello medio/alto, hanno ridotto il loro rischio di morte di circa il 37-40%.
Il Dottor Brawner, dell’Edith and Benson Ford Heart and Vascular Institute all’Henry Ford Hospital di Detroit, autore dello studio, sostiene che la salute di cuore, polmoni, sangue e muscoli è influenzata dalla capacità di esercizio fisico.
 
Quindi avere una scarsa forma fisica è un serio fattore di rischio di morte prematura.
Migliorare la forma fisica è possibile attraverso la pratica regolare di esercizi, come ad esempio la corsa (per i soggetti più giovani), la camminata o la pratica del fitwalking. Queste attività svolte, mezz’ora al giorno, proteggono dall’invecchiamento precoce.
Il risvolto positivo dell’“essere in forma” lo si ritrova inoltre nella riduzione della fatica nello svolgimento delle normali attività quotidiane: lavoro, vita domestica, hobby, impegni sociali.
In Italia i sedentari sono ancora i vincenti: si tratta del 39,2% della popolazione, ovvero circa 23 milioni di persone. Fortunatamente dal 2016 la tendenza si sta invertendo con aumento dei livelli di partecipazione alla pratica sportiva (fonte Coni).
I decisori politici dovrebbero implementare piani nazionali e regionali di promozione dell’attività fisica, in particolare per i ragazzi. Incentivare a iniziare la pratica di sport da ragazzini instillerebbe sane abitudini che si consolidano e permettono di continuare anche in età adulta e nella terza età. Anche a 80 anni l’attività fisica, come il cammino, dovrebbe essere una naturale componente della vita quotidiana.
La creazione delle cosiddette città della salute (healt cities) dovrebbe essere un obiettivo prioritario a livello nazionale per favorire e incoraggiare i cittadini a muoversi di più. Le città devono trasformarsi in “modelli di salute” e sostenere la buona salute per tutti, per tutte le fasce di età e secondo le abilità di ognuno, attraverso una nuova cultura del movimento.
La trasformazione delle città potrebbe avere risvolti positivi anche indiretti: riduzione dell’inquinamento, riduzione della spesa sanitaria, creazione di posti di lavoro per gli interventi di pianificazione urbanistica degli edifici scolastici, degli ambienti di lavoro, delle modalità di trasporto e gli spazi per il tempo libero. Invecchiare in buona salute, in generale, non è un processo passivo, richiede costanza e volontà, ma rappresenta sicuramente un buon investimento per il futuro.






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