Un ulteriore colpo di timone?


Ci piacerebbe che i futuri numeri di “Camminare” non fossero una semplice galleria di immagini o di reportage, ma una sorta di laboratorio sempre attivo in cui possano arrivare senza filtri le idee dei nostri abbonati e di quanti ci acquistano ogni due mesi in edicola

– di Roberto Mantovani
 
Sportiva, di taglio prevalentemente culturale, con tante proposte di itinerari o, per quanto possibile, generalista, con incursioni in tutti i campi del camminare? Non è una domanda retorica, ma un interrogativo da cui ci aspettiamo risposte precise e particolareggiate da parte dei nostri lettori. Per progettare i prossimi numeri della rivista e per orientarci meglio tra le tante anime del camminare.
È chiaro che i patiti del nordic walking o del fitwalking vorrebbero leggere per lo più articoli e servizi inerenti alle specialità che praticano. Com’è ovvio che gli escursionisti incalliti gradirebbero monografie sui sentieri di lunga percorrenza, mentre chi intende la camminata come puro relax gradirebbe conoscere e collezionare itinerari tranquilli, panoramici e magari ad anello, per evitare di percorrere avanti e indietro lo stesso stracciato. Ma va ricordato che il logo della testata parla semplicemente di “camminare”, indicando in maniera inequivocabile el’intenzione di rivolgersi a tutti gli appassionati degli spostamenti a piedi, brevi o lunghi che siano.
Sappiamo bene che i nostri lettori non sono tutti uguali e ch, nel loro insieme, rappresentano i diversi ambiti della pratica del cammino. È per questo che non abbiamo mai pensato di indirizzarci verso la specializzazione occupandoci solo dell’una o dell’altra tra le discipline della deambulazione pedonale. La nostra intenzione, infatti, è di riuscire a parlare a tutti. Magari tentando di inaugurare connessioni inedite, e di immaginare ibridazioni e intrecci tra i diversi campi d’azione. D’altra parte siamo convinti che gli steccati, più che a difendere e a esaltare un interesse, un argomento, un tema specifico, finiscano per agire da recinzione. All’interno della casa editrice di “Camminare”, un’idea precisa di come realizzare la rivista del futuro esiste da tempo. Ma è un’idea che, per l’appunto, per ora sta ancora nella mente dei redattori. Non per l’incapacità di realizzarla, ma per un senso di rispetto nei confronti di quanti seguono il bimestrale. Soprattutto perché un giornale su carta come questo può nascere solo dall’interazione tra chi lavora nella “cucina” redazionale e i lettori. A noi piacerebbe che i futuri numeri di “Camminare” non fossero una semplice galleria di immagini o di reportage, ma una sorta di laboratorio sempre attivo in cui possano arrivare senza filtri le idee degli abbonati e di quanti ci acquistano ogni due mesi in edicola. Una proposta che consenta la produzione e la condivisione della conoscenza, e che in particolare permetta il continuo rinnovamento di quest’ultima. E che, per dirla senza peli sulla lingua, non sia suddita del web e nemmeno delle suggestioni televisive di basso conio; insomma, che rifugga luoghi comuni, messaggi plastificati, omologati o incapaci di generare biodiversità.
Alla base del nuovo progetto editoriale c’è da sempre la convinzione che il camminare, oltre che una straordinaria fabbrica di pensieri, costituisca uno dei fattori di liberazione dell’uomo tecnologico, suo malgrado sempre più schiavo di certi ambienti della Rete che stanno facendo emergere il lato peggiore della contemporaneità, tribale, arcaico e intollerante (non a caso, qualcuno ha parlato di medioevo digitale).
Ad ogni buon conto, prima di muoverci, di mettere in cantiere i progetti che sono stati delineati sulla carta, è bene che parta un bel dialogo con i lettori. Ai quali chiediamo di scriverci, di confrontarsi e ragionare con la redazione. Anche perché, in un mondo flagellato dalla grandine dei “mi piace / non mi piace”, il ricorso alla dialettica continua a costituire un metodo di enorme importanza per costruire il futuro.






Elenco Commenti



Lascia il tuo Commento