Piedi e testa più leggeri. L’emicrania si combatte a piedi


Chi di noi non ha sperimentato almeno una volta il fastidioso “mal di testa”?
Il temine scientifico è cefalea e rappresenta un disturbo invalidante e molto diffuso tra la popolazione: ne soffrono più di 2 milioni di italiani.
Ma lo sapevate che può anche dipendere da uno stile di vita poco sano?
– di Santo Alfonzo Responsabile servizio prevenzione e salute sul lavoro ASL CN-1, Piemonte
 
Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’incidenza di persone, nella popolazione mondiale, colpite da cefalea almeno una volta l’anno si attesta circa al 47% e questa patologia è stata inserita tra le 20 più invalidanti per le donne tra i 15 e i 45 anni.
Oltre al problema “salute” il fattore disabilitante determina elevati costi economici dovuti alle cure primarie, alle visite specialistiche, agli accertamenti sanitari ed alle terapie farmacologiche. Le cefalee si dividono in 2 categorie: forme primarie come l’emicrania, nella quale il dolore interessa la metà della testa, e forme secondarie che si presentano con dolore diffuso a tutto il capo e sono la conseguenza di altre patologie pre-esistenti (ipertensione, sinusite, ernie cervicali).
Questa affezione molto dolorosa colpisce prevalentemente il sesso femminile manifestandosi con attacchi acuti e sporadici ma ricorrenti nel tempo. Esistono alcune condizioni che favoriscono l’insorgenza dell’attacco chiamate “fattori scatenanti”. Nelle forme secondarie al dolore possono essere associati altri disturbi che variano a seconda dei fattori scatenanti come ad esempio fotofobia, nausea, tachicardia, vertigini, vomito. Il mal di testa può anche dipendere da tensione muscolare o da stili di vita scorretti: cattiva alimentazione, fumo, abuso di alcolici, stress e non ultimo la sedentarietà.
I soggetti che soffrono di cefalea cronica conciliano con difficoltà questo disturbo, anche con le normali attività quotidiane, e diventa un vero ostacolo alla pratica di attività sportive.
Studi scientifici recenti hanno dimostrato che alcuni tipi di esercizi fisici, praticati nel modo corretto (a livello amatoriale), possono essere utili a prevenire e addirittura a curare i sintomi correlati al disturbo. Secondo uno studio tedesco condotto dall’Università di Kiel la pratica di movimento fisico regolare produce benefici nella prevenzione delle crisi di cefalea. Vediamo quali sono i meccanismi che portano beneficio facendo movimento: innanzi tutto l’attività fisica migliora l’ossigenazione dei tessuti e la circolazione del sangue, l’organismo libera sostanze (fattori neurochimici e neurotrofici) utili al benessere delle cellule cerebrali e stimola il metabolismo lipidico. Ovviamente sforzi eccessivi e protratti, richiesti in sport praticati a livello agonistico, sono controindicati perché possono scatenare una crisi di cefalea. Sono invece consigliate attività aerobiche come il cammino, il fitwalking, la bicicletta o il nuoto. L’attività fisica “moderata”, specialmente se praticata all’aria aperta, contribuisce alla riduzione dello stress e delle tensioni e costituisce un fattore protettivo nella prevenzione degli attacchi.
Gli specialisti consigliano di camminare a passo veloce (frequenza cardiaca 90 battiti) circa 3 volte a settimana per ottenere una riduzione del 50% della frequenza di emicrania.
Camminare è salutare per l’organismo e per la psiche, è una forma di movimento naturale che impariamo fin dalla prima infanzia. Peccano che con gli anni ricorriamo sempre più spesso all’automobile. Dovremmo adottare la camminata come precetto di vita vero e proprio utilizzando le nostre gambe ogni volta che ne abbiamo l’occasione (andando al lavoro, a fare la spesa, a portare fuori il cane, a salire le scale).
Se possibile organizziamo il nostro “appuntamento podistico” nel verde, lontano dal traffico e dallo smog, preferendo le ore della giornata meno calde e godiamoci i paesaggi rilassanti. Certo la combinazione perfetta per ottenere risultati più incisivi comprende l’abbinamento all’attività fisica di una corretta alimentazione sana e bilanciata quindi dopo il cammino niente abbuffate ma cenetta leggera.
E nel dubbio ricordiamo che «Sebbene sia vero che un cambiamento minore di quello raccomandato porti a una minima riduzione del rischio, ogni cambiamento porta comunque beneficio» (World Cancer Research Fund WCRF 2007).






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