L’anima sportiva del nordic secondo Marco Ranaldi


C’è un nordic walking popolare, da praticare il sabato e la domenica per stare bene, e c’è un nordic walking adatto agli sportivi che vogliono mettersi alla prova, allenare il proprio fisico e competere in gare di velocità e stile. Marco Ranaldi, presidente NWA, non ha dubbi: l’anima sportiva della camminata con i bastoncini è ciò che la renderà una disciplina riconosciuta da tutti e ne garantirà la diffusione capillare.

– di Mattia Bianco
 
Il suo curriculum sportivo fa rabbrividire: cintura nera di karate a dieci anni, secondo classificato ai mondiali di winter triathlon, tre volte campione italiano di sci di fondo e un elenco sterminato di gare disputate tra duathlon, skiroll, ciclismo e triathlon estivo. Stiamo parlando di Marco Ranaldi, uno dei protagonisti italiani del nordic walking, disciplina a cui si è avvicinato come continuazione della sua attività di tecnico e formatore nello sci di fondo.
La sua storia con i bastoncini è iniziata nel 2007 con la Federazione Italiana Nordic Walking poi evolutasi nella Nordic Walking Academy, della quale oggi è presidente, con circa centoquaranta istruttori attivi in tutta Italia e dodici istruttori nazionali. Una realtà in continua crescita. Cerchiamo di scoprirne l’anima e la direzione che prenderà in futuro.
 
Iniziamo dalla vostra idea di nordic walking...
Per noi non esiste un modello unico nella tecnica del nordic walking. Quello che conta è la funzionalità dell’uso dei bastoncini in relazione al soggetto, al camminatore. Esistono quindi tre modi di approcciarsi all’attività. Per primo un modello salute e benessere, con una dinamica di movimento adeguata al desiderio di stare bene. È il nordic di chi è appena uscito da un corso base e inizia a sentire gli effetti positivi di questa attività sul suo corpo. Poi abbiamo un livello fitness-sportivo, e ancora un livello avanzato sportivo-agonistico, dove l’intensità risveglia tutte le potenzialità psicofisiche del soggetto.
 
A chi è destinato il nordic walking?
Molte persone si avvicinano alla camminata con bastoncini con l’idea di praticare un’attività che gli procuri benessere psicofisico. Bisogna però far passare il messaggio che il nordic non è semplicemente un’attività complementare a quello si faceva prima e adesso non si può più fare, come correre o andare in bicicletta. Non è l’ultima possibilità. Dobbiamo far capire che con il nordic walking si allena anche il fisico. Dobbiamo far capire al ragazzo giovane che può allenarsi fisicamente, anche a livello cardiaco e respiratorio, semplicemente con due bastoncini.
 
Quali sono gli ostacoli perché questo avvenga?
Per adesso sono mentali e di approccio alla promozione del nordic walking. Come dicevo poco fa, oggi si tende a sottolineare molto il legame tra l’attività a la salute così come la sua facilità. Il risultato è che si crea interesse e si avvicinano sempre più persone con dolori articolari o muscolari. Chi promuove questa disciplina dovrebbe enfatizzarne anche la dimensione sportiva, agonistica, per far sì che i tecnici possano sentirsi autorizzati a chiedere alle proprie associazioni di istituire dei corsi finalizzati all’ambito fitness/sportivo.
 
Potrebbero volerci molti anni...
È vero, ma grazie alle competizioni si può fare molto. Io ho organizzato gare di skiroll e di winter thriatlon, sport praticamente sconosciuti ai più. Eppure se esistono organizzatori di questi sport decisamente minori, potranno pur esistere organizzatori nel campo del nordic walking. Finché però nessuno organizza gare non esisteranno mai neanche gli atleti. Chi crede nel nordic, oltre a proporre l’uscita domenicale, deve osare nell’organizzazione di eventi sportivi.
Come giudichi l’anima agonistica del nordic walking?
In modo molto positivo. Credo che ci sia spazio per tutte le forme di confronto. La camminata ludico-motoria va benissimo per chi vuole tenersi in forma; la gara agonistica a tempo è per chi vuole mettersi alla prova.
 
Secondo alcuni la competizione nel nordic walking è una stortura, impossibile da giudicare...
È vero che giudicare troppi elementi è molto complesso e diventa soggettivo da parte del giudice. È impossibile camminare come degli stampini: ognuno ha la propria fisicità, la propria ampiezza di movimenti, la propria forza. Se riuscissimo a identificare e codificare solo pochi elementi, quelli essenziali che fanno la differenza tra il nordic walking e un’altra disciplina, molte storture sarebbero risolte. Di sicuro non deve esserci troppa rigidità, ma una certa naturalezza del gesto. Nell’agonismo di vertice, dove si cerca la massima velocità, troppa forzatura nei movimenti impedisce la competitività.
Con una buona dose di buonsenso i giudici dovrebbero guardare agli aspetti fondamentali della disciplina consentendo però a chi cammina di farlo in modo naturale, soprattutto in questo momento in cui il nordic appare ancora come una disciplina acerba. Non vogliamo che alle gare partecipino in venti, ma in duecento. Chi pratica nordic walking regolarmente deve capire che la competizione non è un affare per dieci o venti agonisti, ma che anche il suo stile rientra nelle regole accettate.
 
Che cosa succede nella marcia?
Anche nella marcia ci sono pochissime regole perché la tecnica è soggettiva. Non vengono giudicati la postura, lo sguardo, la testa, l’esatta oscillazione delle braccia. Alcuni regolamenti agonistici di nordic walking valutano sguardo, allineamento dei bastoncini. La rigidità nei regolamenti crea disagio, disaffezione. In questo modo rimarrà uno sport di nicchia in cui pochi allenatissimi saranno disposti a partecipare. Quando invece si è di fronte a poche regole chiare e accettate da tutti, anche l’atleta di grado accetta la squalifica. Se però si viene squalificati dopo un’ora di gara perché una mano non era completamente dietro al bacino o perché il busto era troppo inclinato durante la salita è ovvio che nessun atleta sarà mai contento di aver fatto un viaggio di duecento chilometri per gareggiare.
 
Servono regole condivise da tutti gli attori del nordic walking?
Oggi è difficile riuscire a incontrarci in un simposio di tutte le associazioni. Con la grande disgregazione che c’è servirebbe l’iniziativa di qualcuno sopra le parti per trovare un linguaggio comune, regole comuni almeno nell’ambito agonistico.
 
Qual è il vostro impegno sull’agonismo?
Nel 2017 abbiamo lanciato la Stranordic, che proseguirà nelle prossime stagioni. Un’iniziativa in cui abbiamo messo a frutto l’esperienza maturata fornendo supporto al circuito Gironordic, a cui negli anni scorsi davamo il nostro patrocinio tecnico fornendo i giudici di gara. In Nordic Walking Academy diamo molto spazio alla formazione dei giudici, di chi dunque deve gestire una gara. Il nostro desiderio per il futuro è che la competizione nel nordic walking superi l’aspetto goliardico e raggiunga una propria identità pienamente sportiva».






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