Trincee silenziose

Escursioni sulla Linea Cadorna

La Grande Guerra nel Comasco non ha lasciato memoria di battaglie o ampi movimenti di truppe. Tuttavia chi percorre la regione a piedi si imbatte in fortificazioni, scavi, canali artificiali risalenti proprio a quell’epoca. È la Linea Cadorna: una linea difensiva “spezzata” che collega le valli orobiche alla Val d’Ossola. Nonostante il nome con cui è conosciuta, non si chiama Linea Cadorna, e non fu il generale Cadorna a progettarla.
– di Guido Caironi

Camminando per boschi e sentieri molto spesso si ha la fortuna di imbattersi in luoghi che destano una viva curiosità o un particolare stupore.
Percorrendo tanti anni fa i sentieri della Val d’Intelvi, tra Lario e Ceresio, scoprii, quasi per caso, una nutrita serie di scavi, canali, grotte che mi sembravano artificiali, alcune dotate di feritoie. Rimasi un po’ perplesso per la scoperta, perché quanto vedevo aveva una netta analogia con le trincee di guerra visitate nell’estate precedente sulle vette del Lagorai e di Cima d’Asta.
Esplorando con calma mi accorsi che quei manufatti erano identificabili come fortificazioni, postazioni scavate nella viva roccia, mulattiere in stile militare. Erano strutture risalenti al periodo della Grande Guerra. Ma chiunque avrebbe potuto ritenersi un po’ spiazzato perché, a memoria storica, nel Comasco non vi furono battaglie, non vi furono avanzamenti militari o grandi spostamenti di truppe risalenti al primo conflitto mondiale.

La ragione è dunque da ricercare in un altro ambito e, attraverso una breve indagine scoprii così la bellezza, l’interesse e la ricchezza della Linea Cadorna. La definizione di Linea Cadorna è pubblica e non tecnica, perché l’insieme delle fortificazioni che compongono la Linea è storicamente noto come Sistema Difensivo Italiano alla Frontiera Nord Verso la Svizzera ed è stata costruita tra il 1899 e soprattutto durante il periodo 1915-1918. Quindi debbono essere conosciute altre due particolarità. La linea, purtroppo, non è una linea, ma è una spezzata che, tra montagne, passi e valichi va idealmente a unire le valli Orobiche bergamasche e valtellinesi con lo sbocco della Val d’Ossola. E infine, anche se la tradizione riconduce questa “linea” al generale Cadorna pare che sia stata progettata dal Colonnello Luigi Michelini, il quale si servì della collaborazione di un giovane ufficiale lombardo, il capitano Cesare Chiodi, docente al Politecnico di Milano.

Ma quale fu l’obiettivo pratico di un’opera così mastodontica, costata circa 150 milioni di euro odierni e costituita da 72 chilometri di trinceramenti, 88 appostamenti per batterie di cui 11 in caverna, 296 chilometri di strade camionabili e 398 di carrarecce e mulattiere? Ma soprattutto un’opera così lontana dal fronte di guerra?
Il tutto nacque dal timore, più o meno fondato, di uno sfondamento austriaco attraverso la neutralità della Svizzera, con la conseguente possibilità di avanzamento delle truppe austro-ungariche attraverso la Valchiavenna, la Valtellina, il territorio Varesino e ovviamente il Verbano, percorrendo la sponda occidentale del lago di Como. Per fortuna questa sfondamento non avvenne mai e la “linea” fu soltanto presidiata dai soldati della milizia locale con il supporto di qualche reparto di prima linea.

Al di là delle motivazioni storiche, assai interessanti e buon compendio alla pratica dell’escursionismo, gli itinerari lungo la Linea Cadorna offrono una grande varietà di ambienti naturali, molto diversi l’uno dall’altro, accomunati per l’appunto dalla presenza di strade, mulattiere, trincee, postazioni e fortificazioni. È veramente spettacolare muoversi per grandi boschi di abete bianco, risalire lunghi e tortuosi sentieri, giungere nei pressi di un’ardita vetta e scoprirvi una postazione fortificata e delle trincee. Tutto questo accade in Valtellina, precisamente sui monti che separano le Orobie della Val Gerola da quelle della bergamasca. Si parte proprio dalle Alpi Orobie, percorrendo sia il versante valtellinese che quello bergamasco, caratterizzate da profonde valli (Valle di Albaredo San Marco, Valtartano, Valgerola) con una direzione geografica grosso modo da nord a sud e accomunate da numerose bocchette in quota, transiti e passi alpini. Ad esempio l’importante passo San Marco, il passo del Verrobbio in territorio bergamasco, il passo di Tartano, alla bocchetta di Trona, tanto per citarne alcune. Ogni possibilità di attraversamento doveva essere bloccata e così, tra verdeggianti malghe, praterie alpine e limpidi ruscelli, compaiono feritoie, trincee e postazioni.

Le cime sono a media quota, superando i 2500 metri di altitudine, e offrono un’escursione non sempre banale. L’ambiente è nettamente alpino, impreziosito da grandi boschi di abete bianco, che compensano con i loro aromi di resina le fatiche dell’escursionista. In queste valli resta poi viva la passione per la trasformazione del latte, sapientemente lavorato e riplasmato nell’oramai universalmente noto Bitto.

Non è però sulle Alpi Orobie che la Linea si esprime nella sua più palese bellezza, forse proprio a causa dell’asprezza dei versanti e delle cime, la quale impedì le necessarie opere di manutenzione dei manufatti, invece garantite, per esempio, nel territorio della provincia di Varese. Qui a dominare è la natura, in un ambiente alpino di tutto rispetto, preludio (ma anche punto di osservazione) delle grandi cime della Valtellina (Monte Disgrazia, Monte Bernina, Val Masino e Val di Mello). Poco più a ovest, rispetto al punto di partenza valtellinese, si eleva il più importante baluardo naturale del Lago di Como, una sorta di alta e severa sentinella: il Monte Legnone e il più piccolo Legnoncino, stretto alla sua destra. Vale proprio la pena percorrere i numerosi sentieri che si dipanano su queste due montagne, con la possibilità, magari un poco più complessa, di una salita ai 2609 m del Legnone. Vie militari, che tra l’altro sono a oggi impiegate per i collegamenti dei paesi della Val Varrone, trincee e postazioni per artiglieria; con l’importante presenza, a valle, del Forte di Montecchio, presso Colico, perfettamente conservato, ripristinato e assolutamente da visitare. Alcune escursioni nella zona, per esempio la salita al Legnoncino, permettono di comprendere quanto lo studio del territorio fosse condizionante la progettazione delle opere; in questo caso le batterie che si incontreranno ad Artesso, in Val Varrone, non potevano che puntare sul sottostante sbocco della Valtellina, laddove l’Adda si rilassa nel Lago di Como.

La sponda occidentale del Lario offre quindi un paesaggio completamente diverso, sospeso direttamente sul lago e sulle sue bellissime ville; un paesaggio composto dal bianco-azzurro della roccia calcarea e dal brillante verde delle grandi faggete, per non dimenticare la limpidezza delle praterie alpine, sul Tremezzo, sul Crocione e sul Galbiga. Anche qui postazioni, a dominare e controllare la vicina Svizzera e il ponte di Melide, arroccamenti sul Sasso Gordona in Valle Intelvi, stupende terrazze
per paesaggi da cartolina dal sapore d’antan a Lanzo d’Intelvi e alla Sighignola. È possibile compiere una vera traversata dal Monte Crocione alla città di San Fedele Intelvi, e scoprire la bellezza di questi luoghi ma soprattutto i favolosi panorami che, nelle giornate limpide, offrono la vista di ben tre laghi – Como, Maggiore, Lugano – e di centinaia di monti, sino alla catena dei “quattromila” svizzeri e valdostani guardando verso ovest.Il paesaggio si fa quindi più cittadino, scendendo verso Cernobbio e la città di Como, per afferrare le colline che preannunciano il passaggio alla provincia varesina. E senza dimenticare il Sasso di Cavallasca, con il suo fortino di Monte Sasso, tutto da visitare perché perfettamente ripristinato e capace di raccontare le tecniche di costruzione condivise dal Regio Esercito.

La Linea Cadorna si complica nel territorio di Varese a causa della sua particolarità orografica che non dispone di grandi elevazioni che possano fungere da sbarramento naturale. Ma anche, ovviamente, per la vicinanza con la svizzera e per i numerosi valichi di accesso. La linea si dispone così su tre fasce di protezione, da ovest a est, per assecondare la particolarità del territorio. Si parte dal Lago Maggiore, lungo il torrente Tresa fino a Ponte Tresa, quindi da Lavena sino al Monte Castelletto, trasformato in fortezza (oggi non più visitabile) proprio di fronte al lago. Ci si sposta poi a Brusimpiano per risalire al caposaldo del Monte Derta. Una seconda linea invece, poco arretrata, parte da Voldomino (Luino) per risalire al Sette Termini, caricato con armi da 210 e 149 mm. Quindi ci si porta sul monte La Nave e al caposaldo di Marzio. E poi una terza linea, tra Brezzo di Bedero, Germignaga e Roggiano: a questo terzo sistema appartengono le salde fortificazioni del Monte San Martino e del Forte di Vallalta. Attraversando la Valganna (trincee tra Riano e Ghirla) si arriva quindi al Piambello per ricongiungersi alle postazioni di Marzio. Da qui infine si stacca una linea unica, che domina da sud il Lago di Lugano, dal Monte Derta a Cuasso al Monte fino al Monte Orsa e al Pravello, a controllare con i suoi cannoni il vicino Ponte di Melide-Lugano.

Il San Martino è forse il monte che offre l’escursione più entusiasmante, per l’attenta conservazione dei suoi manufatti: è da visitare il Forte di Vallalta con le sue ampie gallerie per i grossi cannoni, dove non si sparò un solo colpo nel 15-18 ma dove si combatté aspramente tra partigiani e nazi-fascisti nel 1943. 
E poi, a volo d’uccello, si attraversa il Verbano, non senza ammirarne i colori e l’ampiezza del bacino, approdando nei pressi dello sbocco a lago della Val Cannobina, e scendendo più a sud per scoprire la Strada Cadorna, lungo e stupefacente percorso militare che si dipana tra lo Spalavera, il Bavarione e il bellissimo Monte Zeda. Un percorso per tutti, fattibile anche con la bicicletta, impreziosito dall’immancabile presenza, là in fondo, della parete nord-est del Monte Rosa e dalle vette del Parco Nazionale della Valgrande.
L’ampio arco virtuale che si è seguito si conclude infine con una breve puntata nella Val d’Ossola, partendo dalla curiosa conformazione granitica del Montorfano. Anche qui una bellissima strada militare che ne risale la china, impreziosita da una casermetta e da una polveriera edificata quasi sotto la vetta. Non è possibile non notare la bellezza costruttiva dell’opera, non solo funzionale ai fini militari, ma anche di grande valore artistico: paracarri, fontanili, scoli dell’acqua; tutti rifiniti e finemente lavorati dalle sapienti mani degli scalpellini locali.
Quasi che non potesse esserci tecnica senza arte; funzionalità senza poesia. A dire il vero questa è una caratteristica di tutta la linea, laddove le fortificazioni, costruite con materiale locale, quasi si confondono e sicuramente si celano nelle pieghe della montagna, divenendo invisibili a uno sguardo distratto.

Quindi, sul versante meridionale della Valgrande si nascondono letteralmente delle tortuosissime mulattiere, costruite per rifornire le postazioni più a monte, inserite in un ambiente di rara asprezza e severità. Valle di Nibbio, Corni di Nibbio, Sasso Grande: il nome di queste località da solo incute un certo timore. Le montagne là sopra, baluardo meridionale del gruppo della Valgrande, ne incutono ancora di più.
Soltanto sull’altro versante della valle, a Ornavasso, è possibile rasserenarsi un po’ e percorrere vie più semplici, a scoprire il forte di Bara e le sue postazioni nate per dominare la strettoia della Val d’Ossola, teatro di eroiche imprese partigiane venticinque anni dopo, durante il breve periodo della Repubblica dell’Ossola.
La Linea Cadorna è tutto questo: tanta natura, storia a non finire, paesaggi ampi e luminosi, escursioni per tutti i livelli e per ogni livello di preparazione. Ma soprattutto la possibilità di riscoprire le “trincee silenziose”, silenti allora come oggi, in un percorso ampio, alla ricerca di un territorio poliedrico, a cavallo tra tre laghi, quattro provincie e due regioni.







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