Val Fiorentina

Dove la natura è ancora primitiva

All’ombra del Monte Pelmo, una delle cime più celebri delle Dolomiti del Cadore, in provincia di Belluno, alla scoperta della preistoria e delle orme dei antichi dinosauri. Ma anche di un mondo alpino e di una cultura che hanno saputo conservare tratti di autenticità degni di ammirazione

– di Franco Voglino e Annalisa Porporato


 

Val Fiorentina, fetta incontaminata delle Dolomiti sovrastata dalla mole del Monte Pelmo e contornata dal Monte Civetta. Lunga poco più di dieci chilometri, è compresa in soli due comuni il cui territorio parte dall’Agordino per salire al Passo Staulanza, al cospetto del Caregòn de ’l Padreterno (la sedia di Dio): ossia il Monte Pelmo, imponente torrione roccioso la cui cima tocca i 3168 metri. Un sentiero permette di farne il giro completo, lambendo le sue pareti di roccia e le colate sabbiose. Non vi basta? Avete presente il celebre Ötzi, l’uomo di Similaun? Vissuto cinquemila anni fa, oggi riposa in un museo di Bolzano, dopo aver svelato molti segreti della sua vita preistorica. A torto, però, non tutti conoscono suo “zio” Valmo, che di anni ne ha ottomila e che ha contribuito allo stesso modo ad illuminare gli studiosi sulla vita di un tempo. Il ritrovamento della sua sepoltura, sul piano di Mondeval, a quota duemila metri, ha rappresentato una sorpresa, perché le caratteristiche del terreno alpino ben di rado permettono ritrovamenti articolati. Nel caso di Valmo, invece, è stato ritrovato lo scheletro intero, oltre ai suoi attrezzi di selce e, soprattutto, a resti di cibo che hanno permesso di ricostruire la dieta del tempo. Si è trattato di un evento eccezionale che ha permesso di capire che già in un tempo così lontano i nostri antenati, ancora cacciatori ma che già cominciavano l’allevamento, avevano compreso l’importanza dell’alpeggio estivo di quota.

Il Museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore consente di osservare nel dettaglio i ritrovamenti, andando anche alla scoperta della geologia e della storia del tempo fossilizzata in orme di dinosauro che si trovano a posa distanza dal Passo Staulanza. Ma dopo la visita al museo, scarponi ai piedi, si può subito mettere in pratica quanto appreso andando direttamente sui siti dei ritrovamenti.

Se non si ama l’escursionismo in quota, si possono comunque volgere i propri passi verso il più tranquillo Belvedere, sopra Fertazza. Ci si può arrivare in due modi: camminando per un’ora e mezza lungo i sentieri che partono dal Passo Staulanza (350 metri di dislivello; 4,5 km solo andata), oppure salire con la comoda funivia che da Pescul porta in due tratte a questo incredibile punto di vista che si apre a 360° verso la grandiosa Civetta (3220 m) e il sottostante Lago di Alleghe, verso la Marmolada (3343 m), il Sassolungo (3181 m), il Piz Boè (3152 m). Una località dove sostare in silenziosa ammirazione!

E se poi proprio non se ne vuol sapere delle alte cime, ma si preferisce starsene tranquillamente alla modesta ma fresca quota di fondovalle che si aggira sui 1500 m, ecco che si può passeggiare tranquillamente per Selva di Cadore, per la borgata di Santa Fosca la cui candida chiesa si trova su un ventilato poggio, e soprattutto per le sue storiche frazioni di L’Andria e di Toffol, situate poco a monte. Tra tabià in legno e pietra, mulini e faèr (essiccatoio per le fave) si può trascorrere anche un’intera giornata alla ricerca di dettagli curiosi come, per esempio, il travai, marchingegno che serviva a tener ferme le bestie durante la ferratura. Cavalli e muli? Macché: mucche!

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