IN CAMMINARE SETTEMBRE OTTOBRE


Gli argomenti di CAMMINARE 72 già scaricabile in pdf:  In viaggio a piedi dalle Valli del Natisione, in Friuli sulle tracce della grande guerra al Sentiero Liguria, un assaggio di tre giorni da Taggia a Dolceacqua, sulla Linea Gotica con una giovane trekker che racconta la sua avventura solitaria. Alla scoperta del el Cammino Jacopeo dalla Val di Non. Per i camminatori sportivi la tentazione della mezza maratona a passo di Fitwalking... INDICE COMPLETO

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PENSIERI AL VENTO di Roberto Mantovani

Ci ritroviamo su queste pagine dopo un’estate interminabile. Lunga soprattutto per il susseguirsi di fatti drammatici – prima i terribili eventi autostradali e quindi le scosse di terremoto nell’Italia centrale – e poi per l’interminabile sequenza giornate di gran caldo, peggiorate dalla micidiale combinazione calore-umidità.
Ovunque ci siamo spostati, abbiamo incontrato camminatori. Di ogni genere e tipo. Gruppi organizzati; tranquilli escursionisti; gitanti in lotta con bastoncini e scarpe nuove di zecca; plotoni di trekker impegnati sui sentieri di lunga percorrenza; squadre di nordic walker; fit walker solitari; gitanti desiderosi di sedersi di fronte alla polenta di un rifugio alpino, al termine di un sentiero di montagna; fungaioli all’opara sin dalle prime luci del giorno; raccoglitori di mirtilli; giovani e anziani desiderosi (o rassegnati) alla passeggiata post prandiale. Nel periodo delle vacanze, per qualche momento ci è sembrato che mezza Italia si fosse convertita agli spostamenti pedonali.
Non ci illudiamo che tutti abbiano calzato le scarpette da ginnastica colti da un improvviso pentimento, dopo tanti anni al volante dell’auto (a partire dagli anni ’60, l’immaginario diffuso prevedeva che si utilizzasse l’automobile persino per acquistare le sigarette dal tabaccaio all’altro capo dell’isolato…). E nemmeno pensiamo che le esortazioni dei medici di famiglia («Movimento, occorre movimento!») abbiano fatto breccia nella mentalità collettiva. La comparsa di tanti camminatori – molti dei quali mostravano di essersi improvvisati tali lì per lì – va probabilmente imputata alla voglia di uscire all’aria aperta, di respirare una boccata d’aria lontano dai gas delle auto che intasano le vie cittadine, e magari alla necessità di fare quattro passi in santa pace tra gli alberi, riparandosi al riparo dal sole cocente.
Non si tratta affatto di uno scandalo, anche se qualche volta – vedendo gente che porta a spasso i bastoncini come se fossero candele – può scappare un sorriso. Ed è bello vedere tante persone che, in barba ad abitudini inveterate, decidono di cambiare rotta e scelgono di muoversi a piedi.
Chi scrive, ma anche qualche lettore con cui capita di tanto in tanto di sentirsi, dopo qualche iniziale momento di sospetto, ha cercato di aprire il dialogo con gli ultimi arrivati. E ha incontrato curiosità, commenti, richieste, suggerimenti, coinvolgimento, mille domande e promesse di continuare a calpestare sentieri e stradine sterrate anche al termine dell’estate…
A quel punto non è stato difficile chiedersi che senso continuino ad avere le solite, noiose polemicuzze tra chi preferisce la camminata sportiva e chi la condanna, esaltando invece  l’arte della passeggiata; o tra quanti usano i bastoncini diritti e quanti invece prediligono quelli curvi; e ancora, tra chi preferisce la montagna (magari quella davvero alta) e chi si accontenta di boschi e colline. Non sarebbe meglio considerarsi tutti esponenti, di un’unica, grande famiglia? Quella del camminare, ovviamente. Del camminare e basta, senza aggettivi. L’esistenza di preferenze particolari all’interno del gruppo, in fondo, potrebbe davvero non costituire un problema, se si ragionasse con mente aperta.
Ma allora perché non aprire le porte a tutti? Abbiamo mai pensato che le differenze di stile, di tecnica, di opinione, di filosofia potrebbero addirittura essere una ricchezza, anziché un problema? E che, se il mondo dei camminatori cominciasse a sentirsi solidale con tutti i suoi componenti, la forza dei numeri potrebbe cambiare qualcosa in una Italia ancora oggi stregata dai pomeriggi trascorsi di fronte al televisore?







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