Sicilia-Liguria: i 2600 km di un francese in Italia


La traversata dell’Italia è una vera e propria avventura. In alcune regioni 
i sentieri non sono segnalati, la cartografia scarseggia e sono pochissime le strutture ricettive per gli escursionisti. In cambio però il Bel Paese 
regala paesaggi stupefacenti, borghi incantevoli e una natura più selvaggia di quanto crediamo. Spesso non serve andare lontano: 
con un po’ di coraggio basta inoltrarsi su un sentiero per meravigliarsi. 
Se ancora non ci credete, lasciamo che a raccontarlo sia qualcuno 
che in tre mesi ha percorso tutto lo stivale dalla Sicilia alla Liguria
 
 
«In Francia, a piedi?» Sui monti Nebrodi, il vecchio contadino siciliano che incontro è stordito. Alza lo sguardo al cielo, si fa il segno della croce, poi, ancora incredulo, si segna una seconda volta. 
A volte non c’è bisogno di andare lontano per sperimentare avventure. Attraversare l’Italia su vecchi sentieri dimenticati, e talvolta inesistenti, è una di queste. Nonostante ore di ricerca s internet, non avevo trovato informazioni attendibili su questi percorsi. Non ho potuto fare altro che raccogliere dei pezzi di traccia che ho poi cercato di collegare esaminandoli le mappe satellitari o le carte topografiche italiane, spesso obsolete. Con queste scarse informazioni sono partito, nella primavera del 2016, alla scoperta del Bel Paese.
 
 
Sicilia
Il 25 marzo 2016 sono a Marettimo, alla fine dell’Europa, di fronte all’Africa. L’itinerario che ho immaginato dovrà portarmi 2600 chilometri più a nord, fino a Ventimiglia. Inizio il mio cammino in Sicilia con moltre incertezze. Diciassette giorni dopo, a Messina, mi sono innamorato dell’isola. Com’è bella in primavera! Come Goethe, Maupassant e tanti altri, sono stato sedotto dalla bellezza della campagna siciliana in primavera, dal suo scenario fiorito e verdeggiante, la sua costa e le acque turchesi, le sue colline con i borghi, le sue montagne. Camminare in Sicilia è una scoperta, una fonte di meraviglia lontana dai luoghi molto frequentati dai turisti. 
Non credevo che avrei potuto attraversare l’isola praticamente solo sui suoi bellissimi sentieri. L’associazione dei Cammini Francigeni di Sicilia mi ha aiutato molto con le informazioni sui percorsi e sull’alloggio. Grazie a loro ho percorso l’isola in gran parte sui sentieri. 
 
 
Calabria
Di tutto il percorso, la parte calabrese è stata la più selvaggia. Il 12 aprile, a Reggio Calabria, salendo sull’Aspromonte, mi inoltravo in una terra incognita. Ma che sorpresa! La Calabria è multiforme. Attraverso un tratto di Scandinavia nel parco della Sila. Questo parco in primavera è un angolo di paradiso. Il dolce rilievo delle Serre ha il profumo dei Vosgi. Certe brughiere con i loro cavalli prima di Morano Calabro potrebbero essere in Scozia. Guardia Piemontese cerca di conservare la sua cultura occitana, mentre in altri villaggi sopravvive una popolazione albanese.
Ma la Calabria rimane calabrese, con i suoi villaggi un po’ abbandonati, aggrappati alla montagna, i suoi vicoli e i passaggi coperti, questo stile di vita tradizionale, questi vecchi contadini che prendono il fresco di sera sulla piazza del paese o le donne sui balconi che stendono la biancheria.
Sorprendente Calabria! Non mi aspettavo di trovare una vegetazione così rigogliosa e fiammeggiante, ricca di boschi. Ma ancora meno mi aspettavo di avere freddo e di vedere la neve alla fine di aprile. Infine, che dire dei calabresi? Questa reputazione di briganti che hanno in alcuni paesi non è forse un modo per tenere tutte queste bellezze per sé? Quante volte sono stato invitato per una cena, per un caffè, per una birra?
 
 
 
Basilicata e Campania
Da Reggio Calabria in poi la guida del mio cammino è il Sentiero Italia. È un sentiero misterioso, a volte inesistente e a volte segnalato molto bene. Qualche volta i segni rossi e bianchi mi sfidano in mezzo a rovi inestricabili.
Mi ci sono voluti quasi mille chilometri per attraversare la Sicilia e la Calabria. Il 28 aprile, a Morano Calabro, Ventimiglia è ancora lontana. Entro in Basilicata dal colle Gaudolino. Il monte Pollino, ancora coperto da un po’ di neve fresca, sta dietro di me. La strada è buona, io cammino felice. Attraverso il Pollino, l’Appennino Lucano, il Cilento, i Picentini, Partenio, Tamburino e infine massiccio Matese. Sono tutti molti belli, gli uni e gli altri con sentieri nei boschi, punti panoramici e colori magnifici. 
È già il mese di maggio eppure l’inverno è ancora lì. I giorni di pioggia si susseguono. Attraverso supero il monte Cervati nel Cilento sotto una tempesta di neve. Un mese prima nuotavo in Sicilia! Le condizioni sono così cattive che dovrei rinunciare ad attraversare l’Abruzzo. 
 
 
Molise, Lazio e Abruzzo
Il 18 maggio, salendo sui monti Simburini, sopra la certosa di Trisulti, incontro per la prima volta un camminatore italiano. Ho camminato 1560 chilometri e 53 giorni, quasi due mesi, prima di incontrarne uno! Sono passato più volte per splendidi parchi, su bei sentieri in prossimità dei centri abitati. Il parco del Partenio è alle porte di Napoli, l’ho attraversato su un bel sentiero. Davanti a me c’era il Vesuvio, con la città e la baia ai suoi piedi. È stato magnifico: era domenica e non c’era nessun escursionista!
Il parco dei monti Simbruini è invece alle porte di Roma. Cammino su un prato rigoglioso, un piccolo ruscello discende la valle. I faggi formano un caleidoscopio d’oro autunnale e di verde primaverile. È una perfetta armonia, un paesaggio paradisiaco solo per me. Mi sento privilegiato. 
Mentre mi dirigo verso nord incontro i cammini conosciuti come il Cammino di San Benedetto o quello i Assisi verso Roma, così riesco più facilmente a trovare strutture d’accoglienza. A Trisulti, tra i monti Ernici e Simbruini, sono accolto come un re mentre l’inverno continua il suo ultimo assalto. A Orvinio mi sento come in famiglia. Dopo queste camminate solitarie è un piacere stare in compagnia, ed è perfetto per migliorare il mio italiano.
 
 
Umbria, Toscana
È difficile affrettarsi alla vista del duomo di Orvieto, o dei tetti e dei campanili di Siena. Dopo i giorni nei parchi naturali italiani, la traversata di Umbria e Toscana è stata la sequenza culturale del mio viaggio. 
Per me è anche l’inizio della vacanza: il mio cammino si unisce alla Via Francigena. Da quando sono partito è la prima volta che posso lasciarmi guidare dai segnali, e che non devo fare domande per trovare alloggio. Fino ad ora me la sono cavata bene: sono riuscito a non perdere la strada e a trovare ostelli o bed & breakfast che mi accogliessero, ma sovente è costato lunghe ricerche. Ho dormito quattro volte campeggiando all’aria aperta, due volte in una bracca, e due volte in un rifugio non custodito. Ma è meglio di quanto mi aspettassi. Ci sono pochi rifugi custoditi in Italia; in questa stagione molti sono chiusi, e quelli non custoditi sono chiusi con un lucchetto. Non è sempre facile essere un camminatore sui sentieri Italiani. 
Ma quel tempo è finito, continuo il mio viaggio verso nord senza incertezze. Non ho che da approfittare delle belle campagne toscane e della bellezza dei villaggi che attraverso.
Approfitto anche di qualche serata in compagnia di altri camminatori, e ritrovo un po’ l’atmosfera del cammino di Santiago de Compostela.
 
 
 
Liguria
Sopra Genova, trascorro la notte da solo nel rifugio del monte Pennello. Si trova in un’ottima posizione, dominando le montagne e la costa. Mi godo uno spettacolo superbo. Il sole tramonta oltre il mare di nuvole. La fine della mia traversata dell’Italia sta giungendo alla fine.
Dopo questa festa di natura e di cultura, la Liguria per me è un dessert: la dolcezza di giugno, il mare, percorsi segnalati come il Sentiero Liguria e l’Alta Via dei Monti Liguri... un po’ di dolce vita per finire. Mi aspettavo una tranquilla passeggiata in riva al mare, ma si è rivelata una difficile traversata. Con il calore e la vegetazione mediterranea, ho avuto l’impressione che fosse la parte più difficile del percorso. La costa è molto più selvaggia di come mi aspettassi. Passate la zona molto turistica delle Cinque Terre, ho preso in prestito i sentieri tranquilli lungo la costa.
Le montagne dell’entroterra sono vere montagne. I villaggi e le piccole stazioni balneari sono graziosi, spesso con i loro centri storici. La Liguria conclude in bellezza la mia traversata dell’Italia. La traversata di questa regione è stata un piccolo compendio di tutto il mio cammino: un po’ di montagna sopra Genova, un po’ di storia con le piccole cittadine e i paesi dai centri storici ben conservati, bei percorsi naturalisti, e infine, eccezion fatta per l’area attorno alle Cinque Terre, poche persone ad approfittare di questi paesaggi. Ho inoltre approfittato del periodo per concludere questa traversata con un po’ di riposo sul mare.
 
 
Ventimiglia
18 giugno: eccomi alla frontiera di Ventimiglia. Il siciliano può ben farsi il segno della croce levando gli occhi al cielo. In Francia, a piedi! Sì, attraversare l’Italia a piedi, 2600 chilometri, 84 giorni di cammino, è finalmente facile.
In un primo momento è stato un’avventura verso l’ignoto, verso dei sentieri immaginati, montagne deserte e villaggi isolati. Ma infine il paese si presta bene al cammino. Non credevo di poterlo fare attraverso tanti viottoli e sentieri. Ma è anche un cammino molto impegnativo: ho accumulato 94 mila metri di dislivello positivo, 94 chilometri di salite con oltre 1000 metri al giorno di media. Due anni fa, in Spagna, sono stati meno della metà. Questa traversata montuosa dell’Italia è ben lontana dalla Via de la Plata sulla meseta spagnola… 
È stata un’avventura, ma è stata anche una scoperta. E che grande scoperta! L’Italia è di una ricchezza naturale e culturale eccezionale. Quante volte mi sono fermato, sorpreso, sbalordito da un panorama, dall’arrivo in un villaggio, da una scena in un viottolo. Non c’è stato giorno in cui io non mi sia riempito di meraviglia.
 
Da Marettimo, sulle isole Egadi, ho accumulato così tante immagini, momenti, ricordi che tutto si aggroviglia in un turbinio di immagini, di istanti e di incontri: i paesaggi armoniosi della Toscana, la tempesta di neve sul monte Cervati, il piccolo caffè sempre buono di mattina, i laghi del parco della Sila, i colori dei faggi sui monti Simbruini, le discussioni nei bar con gli occhi strabuzzanti dei miei interlocutori che ripetono: «Da Trapani! A piedi!», la notte nella baracca del Pollino, il tramonto del sole sul monte Pennelo, i piccoli paesi nascosti sulle colline, le scogliere di Marettimo alla fine dell’Europa, il cornetto alla crema di mattina, il cammino solitario nelle belle foreste dell’Aspromonte, i giri di consumazione che si incatenano al bar di Postiglione, i colori della primavera in Sicilia, la pioggia e il freddo della primavera italiana, la dolce vita in Liguria…
Ho gustato un ultimo buon espresso prima di oltrepassare la frontiera. L’indomani, al bar dell’entroterra di Nizza, dopo aver bevuto quello che mi hanno servito, ho ringraziato di uno spontaneo «Grazie». Sono quasi diventato italiano, e come loro ho già nostalgia del Bel Paese.
 
 
 






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