La lezione di Robert Walser

L'editoriale di Camminare 63

Assistere alla nascita di un nuovo numero di Camminare è ogni volta una sorpresa. Fai tutti i progetti del caso, chiedi gli articoli, immagini il risultato finale, e puntualmente ti arrivano sulla scrivania dei doni inattesi. Anche se in precedenza hai discusso a lungo del “taglio” dei servizi in sommario e della loro impostazione, e tutto dovrebbe scorrere senza inciampi. Ma in fondo il bello del nostro lavoro consiste anche in questo. In caso contrario, una rivista assomiglierebbe alla fotocopia di un’enciclopedia, un’opera in cui ogni spazio dev’essere pesato con la bilancia del farmacista (ovviamente nessuno di noi ha in antipatia le enciclopedie, ma qui stiamo parlando di giornali).

 

La sorpresa, dicevo, è arrivata anche stavolta. E si nasconde nelle pagine di Gian Antonio Gilli dedicate alle passeggiate di Robert Walser (cfr. l’articolo «Apparizioni», a pag. 20). Classe 1878, Walser è stato uno dei più importanti scrittori svizzeri di lingua tedesca. Era nato a Bienne, una cittadina che oggi conta poco più di 50.000 abitanti, nel Cantone di Berna. Per campare, lavorava come impiegato. Aveva trovato ingaggi a Basilea, a Stoccarda, a Zurigo, a Monaco, a Berlino, a Berna e in diverse altre cittadine, da cui spesso tornava a Bienne a piedi. Nel tempo libero scriveva racconti, poesie, romanzi, brevi prose, che poi comparivano su riviste e giornali svizzeri e tedeschi, ma anche in libri assai apprezzati dai maggiori intellettuali dell’epoca, da Robert Musil a Walter Benjamin, da Hermann Hesse a Franz Kafka.

 

Insomma, come si diceva a quel tempo, Walser era una bella penna. Una penna a cui lo scrittore prestava assai spesso i propri piedi. Proprio così. Robert Walser era un gran marciatore. Camminava per ore e ore, di giorno e di notte, in quelle che lui con estrema modestia definiva semplicemente Spaziergänge (passeggiate). E ogni uscita a piedi, per Robert, era un’avventura reale, un’esperienza capace di regalargli idee, pensieri e, soprattutto «apparizioni». Anche il paesaggio più insignificante, anche gli oggetti e le cose esteticamente meno appariscenti a volte erano in grado di mostrargli aspetti di cui lo scrittore non si era mai reso conto prima. Oppure assumevano l’aspetto di segni e simboli che lo proiettavano in una dimensione aggiuntiva della conoscenza.

 

Dopo aver letto l’articolo, ci ho pensato un po’ su, ho annotato qualche passaggio, con interesse. Poi, come sempre accade, mentre scrivevo altre cose, la mia mente ha cominciato a rilasciare pensieri. Piccoli flash che si riferivano a ciò che avevo letto e che, probabilmente in maniera inconscia, avevo trasformato in domande. Insomma, mi stavano arrivando delle risposte. E ho avuto la netta impressione che in alcune delle citazioni di Walser lette poco prima si nascondesse la traccia degli effetti più straordinari del camminare. Che in certe frasi dello scrittore si annidasse la spiegazione della potente spinta che costringe l’umanità a muovere gambe e piedi ogni giorno, ad andare lungo le strade, a percorrere mulattiere e sentieri. E non mi è stato difficile visualizzare il camminino come centro di un’attività circolare capace di coinvolgere muscoli, ossa, cuore, occhi e cervello in un lavoro complesso e interdipendente. In un susseguirsi di movimenti in cui i piedi e le gambe ci portano in giro per il mondo e, nel contempo, ci permettono anche di guardarlo, grazie al meccanismo ottico di cui siamo dotati, e di vederlo con l’aiuto della cultura che abbiamo incorporato (senza cultura non riusciremmo a dare un nome alle cose né a distinguerle tra la moltitudine di segni che si imprime sulla retina). Ricavandone sensazioni e stimoli che la mente riesce poi a collegare, trasformandoli in simboli e pensieri, caricandoli di giudizi e formulando valutazioni. E non è finita lì, perché nel momento in cui noi decidiamo di trasformare le idee in intenzioni e poi in azioni, torniamo a muoverci, a spostarci. A camminare. Elementare (fino a un certo punto), ma bellissimo. Anzi, meraviglioso.

 

Ovviamente la personalità e l’universo di Walser sono molto più ricchi e variegati di quanto può trasparire da queste mie misere note postprandiali. Ma è anche vero che nel risicato spazio di una paginetta come questa è pressoché impossibile affrontare concetti e ragionamenti complessi, senza semplificare e sintetizzare all’estremo. In ogni caso vi invito a soffermarvi sull’articolo citato, e a meditarci su. All’inizio certi passaggi vi sembreranno un po’ ostici, ma provate a lasciar correre l’immaginazione durante le vostre camminate più lunghe, e rilassatevi. Può darsi che anche a voi arrivino dei riscontri importanti.

 

 







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